Il Pdl e il caso degli “impresentabili”

pdl-ecco-le-liste-puliteLa decisione dei vertici del Pdl di non candidare alcuni parlamentari uscenti, giudicati dalla stampa “impresentabili”, non è stata chiaramente motivata, anzi lascia dietro di se un alone di mistero.

Intanto andrebbe spiegato perché il Pdl non ha obiettato al fatto che alcuni parlamentari uscenti siano stati etichettati dai media con l’epiteto poco onorevole di “impresentabili”.

Se sono stati esclusi dalle liste in quanto indagati dalla magistratura, ciò non farebbe onore ad un partito garantista e liberale, quale dichiara di essere il Pdl: ciò in quanto una persona che ricopra incarichi pubblici e che abbia ricevuto un avviso di garanzia, o che sia stato rinviato a giudizio, in un consesso civile, dovrebbe essere considerato innocente, almeno fino al primo grado di giudizio.

Oltretutto, se il giudizio di esclusione dalle liste fosse stato condizionato dai suddetti pregiudizi, il Pdl rischierebbe di apparire come un partito debole che delega ai magistrati il compito di decidere i propri candidati al Parlamento.

Non a caso il quotidiano “Il Gazzettino Veneto” ha titolato: “Le liste del Pdl decise dai PM.

Se così fosse, se l’esclusione cioè fosse stata decisa in base alle posizioni giudiziarie dei candidati, perché non è stato escluso anche Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl? Verdini, infatti, secondo quanto riportato dalla stampa, sarebbe stato indagato a Firenze, con altre 24 persone, per truffa aggravata ai danni dello Stato, e dalla Procura d Roma, nell’ambito dell’inchiesta sulla plusvalenza da 18 milioni di euro legata alla compravendita di un immobile nel cuore della Capitale da parte della società “Estate 2”.

Berlusconi, a questo proposito, ha avuto l’infelice idea di affermare che questi esclusi sono brave persone senza colpa, perseguitate ingiustamente da magistrati politicizzati.

Se così fosse, se questi esclusi fossero cioè dei perseguitati politici, perché non si è deciso di inserirli ugualmente nelle liste dei candidati del Pdl, prescindendo dalle iniziative assunte dai magistrati inquirenti e da quanto hanno scritto i giornali?

D’altronde, se la decisione di escludere dalle liste del Pdl questi cosiddetti “impresentabili” fosse maturata a seguito delle forti critiche espresse dalla stampa nei loro confronti, tale scelta denoterebbe una profonda debolezza della leadership del partito; leadership che si dimostrerebbe incapace di reagire alle pressioni esterne dei media, spesso espressione di orientamenti editoriali pregiudizialmente ostili. In effetti, il comportamento dei vertici del Pdl è apparso, a molti, contraddittorio.

Queste esclusioni sono state forse decise semplicemente in base a sondaggi d’opinione appositamente commissionati?

Anche in questo caso però la motivazione sarebbe stata indotta da fattori esterni e risulterebbe politicamente debole, in quanto è noto che l’opinione pubblica è mutevole e spesso condizionata da fattori emotivi.

Il Pdl ha forse voluto imitare l’operazione liste pulite messa in atto dal Pd? Sarebbe stata comunque una decisione condizionata da altri, in questo caso, dal principale avversario politico: decisione che confermerebbe la debolezza politica interna del Pdl. Infine: questa decisione di escludere i cosiddetti “impresentabili”, da chi sarebbe stata presa? Non è chiaro. Alfano, per certi versi, assomiglia a Veltroni: entrambi sono grandi idealisti, ma con scarso senso della realtà politica. Uno degli esclusi, il deputato uscente Nicola Cosentino, ha dichiarato: “Alfano è un perdente di successo”.

Solo rancore per l’esclusione dalle liste del Pdl? In effetti, bisogna riconoscere, per onestà intellettuale, che la carriera politica di Alfano non è stata costellata da successi elettorali. Nelle ultime elezioni regionali della Sicilia, Alfano, che era agli esordi del suo mandato di segretario nazionale del Pdl, ha condotto un’epica battaglia contro Gianfranco Miccichè. L’esito elettorale scaturito dalle elezioni regionali siciliane è stato un disastro per il Pdl ed ha consegnato la Regione nelle mani di un governo di centro sinistra che il quotidiano “La Stampa” ha definito “la Giunta più pazza del mondo”.

Se si dovesse ripetere l’esperienza elettorale siciliana sul piano nazionale, sarebbe un disastro politico per il Pdl. In ogni caso, ancora una volta, le liste dei candidati del Pdl alle elezioni politiche sono state decise da un gruppo ristretto di persone ed in modo poco trasparente. Ciò in quanto re Berlusconi si è opposto sia alla reintroduzione per legge delle preferenze nel sistema elettorale, sia allo svolgimento di primarie interne per la scelta dei candidati del Pdl.

A prescindere dalle primarie, vere o finte, che altri hanno realizzato, resta il fatto che re Berlusconi si è tenacemente opposto a che fossero gli elettori, compresi quelli di centro destra, a decidere da chi farsi rappresentare in Parlamento.

Il Pdl dunque, ha perso l’ennesima occasione per rinnovarsi, per trasformarsi cioè da movimento carismatico a partito democratico.

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