Voglio l’Europa che non c’è

Ogni tanto, soprattutto quando ci si sente confusi, è bene fare il punto della situazione. Capire dove si è e che prospettive concrete ci sono, per poi fare una scelta basata sulla realtà. Ora che ci avviciniamo alle elezioni europee, è quello di cui ho bisogno. Credo di sapere quello che voglio, ma trovo complicato raggiungerlo. Voglio un’Europa vera, che sia almeno la quarta potenza del mondo  non solo economica, ma anche politica. Voglio un’Europa che duri, e che non sia composta di stati che si fanno i propri interessi, con membri interni o peggio, esterni alla comunità stessa. Questo credo voglia la stragrande maggioranza degli europei, anche molti di quelli che non lo dicono. Anche se non la vedono e vedono invece quella fatta di accordi di paesi che stanno dentro per quello che gli serve e poi inciuciano con i nemici dell’Europa per avere benefici e favori presenti e futuri. Allora chi votare per questo sogno europeo? Partiamo da casa nostra: non Salvini che è sovranista, cioè dell’idea diffusa e sovvenzionata, da quelli che l’Europa non la vogliono, ma neppure Berlusconi che in Europa ha fatto fatica a farsi accettare nella coalizione di centro. Il Pd? Anche da quelle parti buio assoluto, mille giravolte, mille inciuci e nessuna proposta seria portata avanti con il gruppo socialista europeo. Già il gruppo socialista europeo. La vittima sacrificale delle elezioni prossime venture. Non c’è paese in cui non sia in calo, se non al tracollo. Una classe dirigente allo sbando, che non solo non riesce a parlare agli elettori, ma neppure a se stessa. Li vedremo scannarsi per essere sulla cresta dell’onda e poter ritornare, ma si scanneranno per lo scranno e non per le idee. Sono al traino di qualunque cosa garantisca sedie e non incidono su niente. Cosa resta? Poco. In Italia il M5S, la grande speranza del nuovo che avanza, ma che ora  mostra tutte le magagne del raccogliticcio. Soprattutto per quello che ha mostrato in questi mesi di governo. Non ha saputo selezionare una classe dirigente (per il movimento e per il governo) almeno sufficiente. Non parlo solo dei congiuntivi o delle “lacune” scolastiche. No, parlo delle competenze, del costante presentare dei ritornelli con FATTO sulle promesse elettorali, ma il Fatto, quello Quotidiano, non è stato tenero nello smentire i cartelloni o la lista della spesa di Giggino. Eppure erano in parlamento da 5 anni, avevano tempo per cercare le persone con le competenze e la voglia.  Hanno fatto quello che troppe aziende famigliari fanno. Da un’intuizione e dal lavoro del fondatore discende che il ragioniere diventa direttore amministrativo e il disegnatore direttore tecnico, con il figlio amministratore delegato. La durata di queste aziende la conosciamo tutti. La famiglia ha fatto soldi e se lungimirante, se li è tenuti, l’azienda scomparsa o venduta, gli operai  in cassa integrazione o a casa e tutte le volte abbiamo detto: peccato, e ci siamo incazzati, perché l’idea fondativa era buona. Questo temo anche per i 5S che hanno raccolto  nei campi bradi della sinistra sbrindellata, ma poi deluderanno. Oltretutto sono come sempre soli, senza alleati, da qui questo turbinio di incontri con polacchi e altri. Da qui, visti i risultati di questi incontri e relative proiezioni elettorali, la “DICHIARAZIONE DI GUERRA” a Macron. Con la speranza di fare un accrocchio con gli eletti dei gilet jaunes. Pessima mossa, perché quelli voteranno in gran parte per la Le Pen, che li manovra sottotraccia e gli altri sono tanti partiti quante teste. E all’estero? Il nuovo era Macron, che sarà pure competente, ma DON Abbondio al confronto era Rambo. Il vecchio è la Merkel, che tenterà di inventarsi qualcosa. Sennò perché avrebbe rinunciato alla segreteria della CDU? Ma cosa potrà fare con tutti questi paesi che remano contro e questi partiti sovranisti che porteranno a Bruxelles centinaia di antieuropei? Poco e quel poco, temo sarà una rinegoziazione di un nucleo stabile di paesi e dentro temo non ci sarà l’Italia.

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