Viva la Rai. Conte pretende il reddito di lottizzazione, ma resta senza poltrone e onestà

Mario Lavia

L’avvocato dei populisti minaccia di non mandare i suoi davanti alle telecamere (ma non durerà) perché non ha ottenuto nessun posto nei telegiorna

LaPresse

È rimasto incastrato nella scatoletta di tonno, non ne può più uscire ma non riesce nemmeno a starci dentro. È la nemesi più bella del mondo quella di Giuseppe Conte. Lo hanno fregato a quel tavolo della spartizione della Rai cui si era appena attovagliato, con cravatta intonata alla camicia e pochette d’ordinanza, sicuro che la fetta di torta non gliel’avrebbe tolta nessuno come è probabile gli abbiano fatto credere tra una lasagna e l’altra alla festa nella villetta dell’autista di Goffredo Bettini dove c’era pure Carlo Fuortes.

L’accusa all’amministratore della Rai è di continuare la pratica della lottizzazione. Ma sapete perché? Perché lui non ci mangia, altrimenti il vecchio Cencelli sarebbe andato benissimo. Viene voglia di rimpiangere Di Battista che nella sua furia antipolitica almeno era coerente. Tre quarti di lottizzazione e un quarto di Draghi, ecco la miscela segreta delle nomine Rai: ecco perché l’avvocato ce l’ha con Mario Draghi, che gli ha tolto il Tg1, mandandoci Monica Maggioni – la cui nomina si può considerare una nomina draghiana in quanto fuori dai giri partitici – una delle professioniste più forti della Rai, già presidente dell’azienda, una lunghissima esperienza sul campo e già alla guida di Rai News24.

L’avvocato di se stesso, altro che popolo, non era mai apparso così furibondo come ieri, ha persino lanciato un proclama che farà piacere a molti ascoltatori: «Vorrà dire che, a partire da oggi, il Movimento 5 Stelle non farà sentire la sua voce nei canali del servizio pubblico, ma altrove». Figuriamoci, si accettano scommesse su una prossima partecipazione di uno dei suoi a qualche trasmissione, lo sanno bene che senza tv non sei nessuno, e La7 è una piccola utilitaria.

Dunque per il Movimento 5 stelle niente più Tg1, niente RaiNews24, dove viene promosso Paolo Pedrecca, vicino a Fratelli d’Italia. E niente Tg2 dove la destra ha imbullonato il sovranista Gennaro Sangiuliano. Meno che mai il Tg3, dove sbarca Simona Sala, che vanta ottimi rapporti con il Nazareno, che a sua volta lascia la poltrona al Gr a un altro professionista coi fiocchi, Andrea Vianello. Mentre Mario Orfeo, veterano del Tg1, del Tg2 e già amministratore delegato di Viale Mazzini, passa dal Tg3 alla direzione degli approfondimenti.

Maggioni ora dovrà ridare smalto al Tg1 diretto finora da Giuseppe Carbone, un volto nella folla, l’uomo scelto a caso dai grillini in epoca gialloverde – era il cronista del Tg2 che seguiva il Movimento ai bei tempi – quando Luigi Di Maio piazzava nelle posizioni apicali i 4-5 cronisti che conosceva, come se la Rai fosse la squadretta di scapoli contro gli ammogliati: ogni volta manca uno e si prende il primo che passa.

L’ex presidente del Consiglio (che c’è l’ha con Mario Draghi, tanto per rasserenare il clima nella maggioranza) è infuriato peggio dei Bettino Craxi e dei Ciriaco De Mita, che però all’epoca non solo teorizzavano la spartizione tra i partiti dei posti in Rai ma il più delle volte ci spedivano professionisti di prim’ordine. Conte vorrebbe fare il Marco Pannella ma è il vero doroteo di questo tempo politico, confermandosi un uomo bramoso di spazi di potere nel magma indistinto dei suoi progetti politici che infatti nessuno ha capito, tantomeno gli elettori puri e duri del Movimento, i seguaci del Beppe Grillo che alla Rai sputava in faccia, mentre l’avvocato s’imbestialisce perché gli hanno tolto la plancia di comando del telegiornale di punta premiando la professionalità di una giornalista donna (a proposito, quand’è stata l’ultima direttrice del Tg1?) come la Maggioni. 

È una nemesi, dunque, che tocca chi voleva dare l’assalto al cielo invocando «fuori i partiti dalla Rai» ritrovandosi sul marciapiede della politica a strepitare perché non gli hanno dato un tg. E lo fa con la boria di chi crede di avere ancora le chiavi del Paese e non avverte che, forse, come diceva l’indimenticabile ex sindaca di Roma, «il vento sta cambiando, signori».

Da Linkiesta

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