Viale del Tremonti

Impegnati a far quadrare i conti delle nostre famiglie e nel nostro lavoro, eravamo persuasi che, mentre Berlusconi faceva sesso, Tremonti, come un frate trappista, vigilava sui conti dello Stato. Nella generale pochezza della nostra classe politica, sembrava un’isola di serietà. Lui se ne compiaceva, svillaneggiando ministri e parlamentari ed impartendo lezioni a tutti. Certo gli si rimproverava la visione ragionieristica dei conti ed una certa mancanza di coraggio riformatore, poi ripensando ai suoi colleghi, ti passava la voglia delle riforme, in questo Paese non mancano, anzi abbondano, solo non sono serie.

Irritavano i suoi tagli lineari, quel suo considerarci tutti meritevoli di bastonature, sia che fossimo cicale o formiche, lavoratori o lavativi, onesti od evasori, poi ci si diceva che se qualcuno si fosse messo a discutere le sue scelte, alla fine nessuno avrebbe pagato. Meno di tutti una classe di amministratori periferici, sindaci, presidenti di province e di regioni, in cui il tasso di cialtroneria e disonestà è più alto di quello alcolico delle feste della birra. Ci confortava comunque il fatto che mentre pioveva in Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna, da noi c’era il sole, non forte come in Germania, ma comunque passabile. Poi è giunto il tempo del coraggio e nella manovra la prudenza tremontiana è divenuta pavidità, allora è grandinato e si è visto che i conti non erano poi così sotto controllo, che non fossero in ordine lo avevamo capito da tempo. Così anche il neo Quintino Sella è sceso dal piedistallo e tutti si sono ricordati che in fondo si trattava di un ex socialista, anche i suoi amici leghisti, specie dopo le storiacce che hanno coinvolto il suo braccio destro, Milanese. Il ministro ha detto che lui non ha bisogno di rubare perché è ricco, vero: spesso i ricchi, a differenza dei poveri, non rubano in prima persona, ma l’onestà comunque non te la dà il censo e sebbene sia probabile che Giulio, come del resto Bersani, sia persona onesta, è certo abbia qualche colpa in “vigilando”. Poi è arrivata la seconda manovra in perfetto stile governo Amato: una raffica di tasse, senza veri tagli, a questo punto Berlusconi avrebbe dovuto andarsene, anche se capiamo che il timore del carcere lo renda restio. Però Tremonti, che da questo lato è tranquillo, consideri seriamente l’idea di prendere le sue cose e tornare in Valtellina.

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