Via della seta. L’Italia crea un precedente pericoloso

ALBERTO FORCHIELLI

L’adesione dell’Italia alla Via della seta, sia pure attraverso un semplice protocollo d’intesa, crea un precedente di grossa portata: quello dell’unico Paese europeo di peso, fondatore dell’Unione e membro del G7, che apre a un disegno geopolitico antagonista a quello degli alleati americani. “Ci saranno conseguenze, con un’Italia più isolata al G7, in Europa e anche in Libia, dove per la Penisola sono in gioco grandi interessi”.

   Parla senza mezzi termini Alberto Forchielli, finanziere fondatore del fondo Mandarin Capital Partners, ben introdotto nell’amministrazione Usa e profondo conoscitore della politica cinese. Non si trattiene, sopratutto quando – in un’intervista al telefono da Hong Kong – gli si chiede se, in fondo, l’Italia non stia facendo altro che ciò che hanno già fatto altri Paesi europei. “No. L’Italia – spiega – crea un precedente pericolosissimo. Agli occhi della politica americana, e dei media di mezzo mondo, un tradimento con cui la Penisola rompe le righe fra i Paesi occidentali ed europei ‘di peso’, dà l’adesione ideale a una nuova geopolitica mondiale”. Paesi come la Grecia, il Portogallo, la Slovenia, hanno aderito con analoghi ‘memorandum of understanding’ al progetto cinese. Ma – dice Forchielli – “nessun Paese importante d’Europa, per di più membro del G7, lo aveva fatto finora. Il South China Morning Post ha in prima pagina la foto di Giuseppe Conte e scrive che l’Italia ha ignorato le richieste americane”.

   Il punto, per Forchielli, è il segnale politico della mossa del governo, che a fine mese si prepara a firmare con il presidente cinese un accordo probabilmente non vincolante, una adesione solo formale. “Ormai ci siamo esposti – dice Forchielli – siamo giudicati inaffidabili”. A peggiorare la situazione, secondo l’economista che vive fra Boston, Bangkok e Imola e ha passato molti anni in Cina, c’è il ruolo di Huawei nella sperimentazione del 5G in Italia: è vero, spiega, che anche la Germania ha aperto a Huawei, ma “di fatto bloccheranno il colosso cinese”. 

   E dunque ci saranno – secondo Forchielli – conseguenze per la mossa del governo italiano, che doveva rappresentare il principale alleato di Trump in Europa e  – nelle parole dello stesso presidente Usa – il perno della politica americana nel mediterraneo. “Ci isoleranno nel G7: anche nel dossier libico”.

   La mossa italiana vale in primis anche per la sua portata simbolica: non solo finisce sotto i riflettori americani, ma viene “esaltata” dai media cinesi, spiega Forchielli, che già lo scorso novembre avvertiva che Washington guardava con sospetto all’avvicinamento dell’Italia alla Cina, in un momento di quasi ‘guerra commerciale’ nel pieno di un negoziato Washington-Pechino sui dazi molto difficile. Il  tornaconto economico dall’apertura all’iniziativa cinese, secondo il partner fondatore di Mandarin, è praticamente nullo: “fa solo molti danni diplomatici e politici, economicamente è neutra: non è che i cinesi ora si metteranno a comprare i foulard di Dolce e Gabbana per ringraziarci”.

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