Vendiamo l’Italia

Nel tempo in cui valevano le categorie destra e sinistra sono sempre stato un uomo di sinistra. Vediamo un po’ l’album di famiglia. Filone duri e puri: Togliatti, Longo, Berlinguer, Occhetto, D’Alema, Veltroni. Filone europeista: Nenni, Saragat, De Martino, Craxi. Dopo Craxi, il più craxiano di tutti, Berlusconi, ha traslocato l’italsocialdemocrazia nella casa del postfascismo peronista e tanti saluti. Ma uno cresce anche fronteggiando gli avversari, e allora: De Gasperi, Rumor, Fanfani, Moro, Andreotti, De Mita, Forlani.

Riguardo i nomi, penso alla storia patria e mi sento a disagio, subito sono tentato da Catone (o tempora o mores) per dire che siamo andati sempre peggio. Dalle altre parti, in Europa (perchè USA è proprio usa e getta, peggio di noi), trovo politici magari un po’ megalomani come De Gaulle e la Tatcher, ma pronti alla decisione, anche scomoda. Da noi una sfilza di smilze figurine tonitruanti nelle campagne elettorali, ma flebili verginelle nel governo della cosa pubblica e feroci difensori dei potenti, una sorta di Robin Hood alla rovescia: rubare ai poveri per donare ai ricchi! Non c’è un cane di potentato che in Italia non abbia ricevuto sino allo sfinimento. Ora la storia, per la verità il tribunale sezione fallimenti, chiama ad ardue decisioni: un po’ di lacrime e tanto sangue, inteso nel senso economico, (volgare pecunia). Ricomincia l’italica cantilena: tutti ci vogliono mettere le lacrime, nessuno il sangue, è capitato col Risorgimento e con la Resistenza. Piagnoni e mammoni. Fellini, Sordi, Monicelli, Scola conoscevano bene chi raccontavano e come dimenticare il Gassman de ”Il Sorpasso”? Molti dei succitati si sono contraddistinti per l’abilità della doppia morale, del distinguo capzioso, in fin dei conti hanno fatto di tutto per non fare gli italiani, ma dei fedeli: alla causa, alla fede, al proprio particolare, Guicciardini aveva capito tutto, Machiavelli era un po’ fischione. Siamo ancora a Franza o Spagna, purchè se magna, allora finalmente facciamo l’unica cosa seria: se non riusciamo ad essere italiani, vendiamo l’Italia. Non è una battuta, facciamo una bella asta e vendiamo l’Italia tutta: mari, monti, pianure, antichità, mafie, ‘ndranghete, camorre, sacre corone unite, P2, P3, P4, faccendieri multicolori, ecc.., proprio tutto. Ci mettiamo in tasca il ricavato diviso fra tutti gli iscritti all’anagrafe. Stavolta sì, come hanno fatto nei paesi ex-comunisti e non come noi quando abbiamo venduto Eni, Enel, Tim, Autostrade, Ferrovie, (che ha incassato lo Stato, ma era tutta roba nostra) e poi chi ha comprato, gestirà. Per gli adoratori del libero mercato questa proposta sarà ambrosia, per gli statalisti marxisti anche, visto che in un colpo solo si libereranno di millanta padroni e ne avranno soltanto uno contro cui scatenare le masse. Mi resta il dubbio che i miei furbissimi connazionali vorranno invece rimanere, come gli extracomunitari, attaccati alla barca che affonda, perché tanto poi arriva il salvatore. E in Italia di salvatori ne abbiamo sempre uno pronto: un uomo della provvidenza, la provvidenza non ce l’ha mai negato. Se non vi viene in mente nessun nome, non vi preoccupate, uno col ciuffo sta già girando per i quartieri alti e presto “scenderà” nelle televisioni. Sì, ma io questo in che lista lo metto? Mio non è, ma me lo vendono come nemico dei miei nemici, per la verità non proprio nemico, oddio, c’è da perdersi, ma è sempre così che ci provano: votare, turandosi il naso, oppure, anche se non si è d’accordo, è per far cadere il caimano. Da una vita cercano di non farmi ragionare con la mia testa e molte volte ci sono pure riusciti. Chiamarsi sempre fuori e fare finta di essere “diversi” è il miglior modo di lasciare le cose come stanno. Stavolta, appena potrò, vorrò essere “uguale”. E legnarli tutti, scusate…tanti.

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