Uno sguardo a sinistra

Ho già scritto dei 5S, e non particolarmente bene. Con un punto di merito: i soldi li spenderanno magari male, ma non se li mettono in tasca. Se invece guardiamo la sinistra degli ultimi 5 anni dobbiamo dire che  i suoi adepti sono o masochisti, o cretini o che la percentuale di chi piglia mazzette è stratosferica. Non lo dico io, ma le cronache giudiziarie.  Come vogliamo chiamare il contratto a pagamento immediato (150.000 euro) ad una società del fratello di Maria Elena (sempre più Elena) fatto il giorno prima della caduta del governo da parte di una società della galassia Condotte ormai fallita e che da mesi non pagava gli operai? Mi pare emblematica di una spocchia di potere Maramaldo (che non a caso “operò” in toscana) e poi tanti altri riconducibili al giglio magico, caso Consip compreso. Da buon ultimo i domiciliari al governatore della Calabria. Probabilmente gli anni di galera richiesti sono da Guinness dei primati e il tutto in un clima di litigiosità parossistico, le scissioni sono state millanta,  i necessari “incorporamenti” quasi altrettanti, mentre le proiezioni elettorali darebbero ad un partito targato Renzi 4 voti su 5 di provenienza PD. Non poteva che essere così, visto che facce nuove tra i candidati alla segreteria non ce ne sono. L’altro male che affligge la sinistra è la purezza ideologica. È un male antico, direi connaturato. Da Lenin in poi le epurazioni sono state una costante. Ma anche a casa nostra non abbiamo scherzato. Guardo con stupore le tante sigle e i tentativi di aprire un dialogo il cui unico risultato è fare nascere altre sigle, oltre quelle esistenti. Un po’ come capitava nel ‘68 e dintorni: tutti leggevano Lenin ma nessuno traeva le stesse conclusioni e le accuse di eresia erano tante quanti i “Papi” autoproclamati. Ma per sopravvivere la sinistra, caduto il muro, e poter battere il nuovo che avanzava (Berlusca), ha chiamato a raccolta le sinistre degli altri partiti (in pratica quella DC), prima apparentandosi (Asinello e Margherita) e poi inglobandola. Che ci fossero problemi lo si poteva vedere dal fatto che la somma dei voti degli apparentati era maggiore di quelli del nuovo partito, ma la logica del tenere stretta la poltrona e il potere impediva un rinnovo dei quadri politici. Conseguenza: lo sfascio del 4 marzo. E ora? Ora non resterà niente: Renzi tenterà una fuga in avanti per mettere la foglia di fico  ad un governo di destra a guida Salvini e i rottami continueranno a litigare. I votanti sconsolati, ad uscire ed entrare nei 5S o starsene a casa. E questo è il segno nuovo dei tempi: una volta la sinistra dimostrava la scontentezza e la rabbia scendendo in piazza, ora andando in spiaggia come consigliava un “esperto” della sinistra: Bettino Craxi.

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