Una nuova governance europea

Nel bel mezzo della tempesta finanziaria che si sta abbattendo sul vecchio continente, una nuova governance politica sta caratterizzando i Paesi dell’Unione europea. Nelle ultime settimane i vertici tra Capi di Stato e di Governo dell’Unione sono stati numerosi e ricchi di dichiarazioni. Germania e Francia, i due membri più ricchi e solidi della zona euro, hanno catechizzato aspramente i Paesi loro vicini che attraversano le maggiori difficoltà finanziarie. Merkel e Sarkozy non hanno risparmiato le critiche neppure all’Italia e al suo Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Barroso e Van Rompuy stanno dettando l’agenda politica dei gabinetti di Governo di mezza Europa. La BCE è da tempo impegnata nel difendere la moneta unica acquistando in grande quantità i titoli di Stato di Spagna e Italia.La nuova governance di fatto dell’Unione europea ha preso forma lentamente e ineluttabilmente. I cittadini europei devono prendere dunque coscienza che la loro sovranità nazionale è stata ristretta in nome di una più efficacie gestione dell’apparato politico comunitario. La crisi economica che sta attraversando il vecchio continente ha spinto i Paesi più virtuosi a uno sforzo finanziario notevole a favore di altri in gravi difficoltà. L’esito più probabile di questa attenzione particolare ai conti pubblici dei Paesi europei “periferici” era un accentramento sostanziale della politica economica dalle nazioni oggetto di aiuti alle nazioni prestatrici di risorse finanziarie, Germania in testa. Questo processo è di fatto in corso di realizzazione e coinvolge non solo i Paesi che hanno richiesto un aiuto immediato, ma anche quelli che sono potenzialmente esposti a una crisi di solvibilità, Italia in primis.La riflessione che pochi hanno provato a compiere non riguarda tanto l’efficacia della nuova governance europea quanto la cognizione che i cittadini europei abbiano di questo fatto. Se l’Unione europea deve continuare a vivere, la sovranità nazionale che la nostra generazione ha. conosciuto non potrà più esistere Pochi europei ignorano che dal 1999 l’implementazione della politica monetaria viene affidata alla Banca Centrale Europea e non alle Banche centrali nazionali. L’adozione di una banca centrale comune non è stata tuttavia accompagnata da una corrispondente politica economica condivisa. Il sistema normativo comunitario è del tutto inadeguato a sostenere l’unione monetaria di 17 Paesi. Il tempo in cui alcuni pensavano che gli accordi di Maastricht fossero sufficienti a garantire stabilità e convergenza economica tra i diversi Paesi aderenti è finito. I parametri di finanza pubblica per l’accesso alla zona euro erano strutturalmente deboli e si sono rivelati sistematicamente disattesi. Belgio e Italia non rispettavano il limite d’indebitamento neppure al momento della ratifica dell’accordo. La Grecia è entrata nell’area Euro falsificando i propri bilanci. Il sistema di sanzioni per i Paesi che non mantenevano gli accordi sui parametri economici è risultato inefficace semplicemente perché privo di alcuna persuasione politica.L’Unione europea può rinascere solo se i popoli europei lo vorranno fortemente. Gli Stati nazionali devono rinunciare all’esclusività della propria politica fiscale ed economica. Le elezioni europee dovranno essere un fatto di rilevanza nazionale. Parlamento e Commissione europea dovranno essere eletti con lo scopo di amministrare le vicende economiche di una Federazione di Stati. In questo modo, almeno, età pensionabile o mercato del lavoro, per fare qualche esempio, non ci verranno imposti da qualche burocrate belga di cui ignoriamo il nome ma da parlamentari o ministri che abbiamo liberamente scelto. Ed è la scelta di una nuova Unione che deve essere sottoposta all’approvazione dei cittadini europei. Portare avanti l’Europa unita è possibile se e solo se i popoli europei esprimeranno chiaramente questo loro desiderio.

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