Un Profumo di patrimoniale

Accettato che Bersani è poco meno bollito della coppia B & B (Berlusconi e Bossi), i suoi lo citano continuamente, per poi proporre nuovi leader: Renzi, Vendola, Zingaretti, mentre la Bindi propone se stessa ed Enrico Letta invecchia, aspettando che qualcuno lo chiami. In forte discesa Montezemolo, anche i più disinvolti si rendono conto che sarebbe problematico vederlo arrivare in Ferrari ad un comizio di pensionati della Cgil.

Nella sinistra italiana, sempre alla ricerca del papa straniero, meglio sarebbe dire estraneo, sta splendendo la stella di Alessandro Profumo. L’uomo ha molte doti: bella presenza, parlata disinvolta, approccio americano, ricchezza, nonostante tutto, meglio un personaggio di successo, che il solito travet di partito. Ha pure un programma: l’imposizione di una tassa patrimoniale da 400 miliardi di euro per portare il debito italiano dal 120 al 90% del pil. E’ una cosa possibile, ma per raccogliere quella cifra non si dovranno fare eccezioni, le patrimoniali hanno effetto se hanno una base impositiva larghissima ed aliquote basse, altrimenti finiscono col favorire gli amici o gli elettori di chi comanda, oppure le lobby più forti. Ciò che non convince nell’ipotesi dell’ex banchiere è che la patrimoniale viene prima del taglio delle spese, sarebbe come dare sangue, prima di aver fermato l’emorragia, sarebbe l’ennesima truffa. Profumo sa bene che, a differenza delle aziende private e delle banche, lo Stato e gli Enti locali non hanno mai seriamente agito per migliorare l’efficienza e ridurre il numero ed il costo dei dipendenti. Né hanno provveduto a dismettere gli imponenti asset immobiliari o le partecipazioni in società non strategiche e spesso mal gestite. Se non si tagliano i costi, le entrate non saranno mai sufficienti e ci si ritroverà ogni volta allo stesso punto. In Portogallo la recente manovra è costituita per tre quarti da tagli e solo per un quarto da nuove entrate. Del resto, da amministratore di Unicredit, Profumo aveva tagliato senza esitazione, costi e personale, semplificando anche la struttura societaria, proprio perché sa bene che i ricavi sono incerti, dipendendo dall’andamento economico, mentre delle spese vi è sempre la certezza. Ben vengano imprenditori e banchieri in politica, purché conservino le loro impostazioni e non ripropongano vecchie ricette, per cui il consenso si cerca con la spesa, anziché col rigore, per quello bastano ed avanzano i politicanti che ci sono adesso.

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