Un passo in avanti, da chi ne chiede uno indietro

Non c’è niente da fare, hanno talento puro. Stanno convincendo il mondo che il problema della crisi in Italia ed in Europa sia Silvio Berlusconi. Hanno degni alleati nel continente, lo hanno capito, per questo cavalcano l’onda della crisi per eliminare definitivamente dalla scena colui che – quasi vent’anni orsono – si macchiò del peccato originale, proprio quando il verbo laico della giustizia avrebbe messo la parola fine ad anni di democratica cristianità e di capitalismo sociale all’italiana. Tutto, pur di non averlo come avversario, tutto fuorchè la politica, non ci riuscirebbero altrimenti. Non importa se il prezzo da pagare è quello di divulgare all’Europa ed al mondo il messaggio di un paese allo sbando, di un paese che non cresce, di un paese che ha bisogno della misericordia e dell’elemosina di chi la crisi l’ha causata e snobbata, fuori dalle mura domestiche, senza comprenderla per poi aggravarla, a scapito degli italiani. Diffamano il nostro Paese ed i suoi cittadini, per quell’unico scopo, cavalcando il malessere della società ed aggravando la dura realtà, facendo pagare alla gente il prezzo di un gioco d’azzardo al massacro, senza scrupoli e senza morale, loro, signori e padroni della morale. I recenti dati economici ci dicono che la situazione è assai difficile ma che, nonostante certi politici e certa politica, imprenditori e famiglie riescono a trascinare l’Italia, vera economia e vero welfare nel nostro Paese. Ma meglio non dirlo, meglio tacere di questo barlume di luce nel buio pesto della crisi, meglio far credere che non c’è speranza finchè Silvio c’è, come va dicendo al mondo anche il Financial Times, scomodando persino dio, mosso da chissà quali bollenti spiriti in terra. Governo di responsabilità nazionale, governo di larghe intese, governo di salute pubblica: si sprecano gli acronimi per inneggiare ad una differente guida del paese che prescinda dall’elettorato per il bene degli italiani, ma quel che conta non è il bene o la salute pubblica, è l’interesse privato e la salute politica di coloro che oramai vivono solo di quella chimera, e di quella chimera è probabile periscano. Quel che conta – tanto ed intanto – è non avere più quell’incubo politico al risveglio, si vedrà poi se e come regalare un’altra illusione agli italiani, si vedrà poi di stabilire chi, se e come risolleverà il Paese da questa situazione, con l’Europa in casa a fare da guardiano. Se inciucio sarà, quel che è certo è che saranno casini, prima dell’assestamento. Vien però da chiedersi perché – da qui al 2013 – non sia proprio possibile formare una squadra politica per il bene comune dell’Italia facendo riferimento alle forze che sono state democraticamente elette nel 2008 ed al loro leader; perché, se l’interesse principale è quello di salvare il Paese, la condizione imprescindibile è il passo indietro del Cavaliere e non, invece, il passo in avanti dei suoi acerrimi oppositori; perché il passo indietro lo dovrebbe fare poi Berlusconi, che è stato scelto dagli italiani e qualcosa di buono è pur riuscito sin qui a farla, piuttosto che coloro i quali – essendo in piena fase di caotica esplosione da bing bang, cui si spera faccia seguito anche quella di creazione di una nuova sinistra riformista, prima del 2013 – non sarebbero oggettivamente nelle condizioni di governare il Paese e che, essendone ben consapevoli, piuttosto che aiutare gli italiani collaborando col nemico, preferiscono la via del disfattismo politico per perseguire l’inciucio stile prima repubblica, prescindendo dagli elettori. Il dopo-Berlusconi, signori della salute pubblica, non può e non deve generare dalla caduta forzosa di Berlusconi, a prescindere da chi lo succederà e sulla base di un puro calcolo di potere avverso a quello attuale. La responsabilità nazionale vuole che il dopo-Berlusconi dipenda dell’esistenza di una possibile e valida alternativa all’attuale governo ed alla maggioranza in carica, in caso contrario la eventuale soluzione di transizione da oggi al 2013 non potrà prescindere dal Cavaliere. Perché il Premier in carica ha fatto sì degli errori, anche gravi, sia sul piano personale che politico, entrambi rilevanti per un uomo di stato. Ma il sacrificio del premier non vale quello degli italiani, soprattutto se chi lo impone non offre garanzia alcuna su chi e come prenderà in mano il timone della nave Italia, dopo che ci avranno tolto le certezze – buone e meno buone – di questa maggioranza democraticamente eletta. Vorrebbero dare la colpa della crisi a Berlusconi, probabile che ci riescano prima o poi, per talento e sfinimento, con l’aiuto dei compari d’Europa. Se effettivamente riusciranno nel loro intento e il Cavaliere desisterà, che facciano scegliere agli italiani a chi poter dare la colpa, se le cose non andranno meglio di come oggi stando andando, dopo l’era Berlusconi. Se invece l’alternativa esiste e può governare, che siano gli italiani a sceglierla prima e ad attribuirne i meriti poi, se si dimostrerà realmente capace di risollevare le sorti del Paese. Se poi i tempi non sono ancora maturi, perché per costruirla ci vorrà ancora del tempo, si abbia la coerenza e la coscienza di desistere dall’attuale sfascismo e di cambiare marcia, per amor di patria e per il bene degli italiani, attendendo la naturale scadenza della legislatura.

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