Un nuovo partito cattolico, una utopia e neppure necessaria.

Dapprima timidamente, poi con sempre più forza ha fatto irruzione sulla scena politico- mediatica l’idea di un nuovo partito cattolico. Ne ha scritto Panebianco sul Corriere della Sera e ancor prima di lui il direttore della Voce, Pierluigi Ghiggini, che lo ha fatto uscire dalla nebulosa delle intenzioni, dandogli il volto di alcuni protagonisti, partendo dall’ispiratore, il Pontefice o più probabilmente i vescovi italiani, fino al padre nobile Romano Prodi e al candidato leader, Enrico Letta. Il direttore si è spinto verso le nostre latitudini parlando di una lista di cattolici, ben vista dal nostro Vescovo, che si schiererebbe a favore del sindaco Vecchi. Gli indizi sarebbero molti, ma il più consistente è la presentazione del nuovo libro di monsignor Camisasca con Romano Prodi e il professor Zamagni, nume tutelare dei cattolici impegnati, o occupati nel sociale. L’idea è sempre aleggiata nell’aria dopo la scomparsa della Dc, che era un partito di ispirazione cristiana, mentre ora potrebbe nascere solo un partito cattolico. Personalmente ritengo che ove mai nascesse, si tratterebbe di un errore, per varie ragioni. Un partito supportato dai vescovi italiani e benedetto dal Papa, dovrebbe prendere almeno un quarto dei voti, se scendesse sotto la doppia cifra, si renderebbe evidente a tutti una cosa che molti sospettano e cioè che le gerarchie cattoliche contano ormai poco e pure la pastorale rischierebbe di finire vittima dei quotidiani sondaggi. Inoltre dovrebbe posizionarsi in antagonismo al governo attuale, quindi ritrovarsi per ragioni di spazio a sinistra, una riedizione della Margherita, con però una dicotomia ideologica al suo interno. Essere oltre il Pd su immigrazione e diritti sociali e sulle posizioni del ministro leghista Fontana su quelli che vengono chiamati i diritti civili. Problema che la Margherita risolveva annacquando i primi e chiudendo gli occhi sui secondi. Ove poi si scegliesse un leader stimato e stimabile come Letta, l’operazione finirebbe col diventare, non so quanto involontariamente, un tentativo di uccidere Renzi e il suo partito nella culla. I cattolici adulti, contro il cattolicesimo, un po’ formale del fiorentino. Inoltre l’operazione vedrebbe il ritorno sulla scena di una classe politica dagli indubbi meriti ma un po’ passata di moda, pensiamo a Prodi, Ricciardi, Carra, Rutelli, i sindacalisti Cisl e da noi Castagnetti. Ci sarebbe poi il problema di tutti quei politici cattolici che grazie al Pd, si sono mantenuti a galla o hanno raggiunto posizioni di potere, come a Reggio l’onorevole Delrio, per non parlare di tutti quelli che siedono nelle banche e nelle società di Stato. Costoro sarebbero chiamati a lasciare il certo per l’incerto e non sappiamo se tutti lo faranno. Rimane inoltre il problema della linea politica, sul tema degli immigrati la Chiesa è coerente con il proposito che tutti debbano essere accolti, ma un partito che sostenesse apertamente questa tesi, rischierebbe di raccogliere ben pochi voti. Possiamo pure, per fare bella figura, fingerci pasdaran dell’accoglienza e dell’integrazione nel caldo dei nostri salotti, ma il problema è semplicemente che la ricchezza dell’Occidente e la nostra si basano sulla povertà di altri, in particolare gli africani e se alla mensa arrivano troppe persone, scarseggia il pane e neppure i sermoni della Chiesa riusciranno nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. Si tratta di lasciare quello che abbiamo e di darlo ai poveri, temo che tale programma avrebbe poco successo, anche perché nella coda davanti alla mensa, ci stanno, anche se nessuno ne parla, i poveri italiani, che giustamente temono che gli ultimi non saranno beati. Poi purtroppo i poveri non sono quelli che dormono per strada, abbiamo poveri pieni di rabbia, perché hanno un lavoro, ma non basta a vivere, specie se sono separati con prole, hanno una casa, ma non hanno di che vivere. Hanno un lavoro e una casa, ma “campicchiano” e questo li fa sentire poveri, specie se prima avevano una condizione migliore. E ‘ vero, non sono generosi, votano per i sovranisti, hanno moralmente torto, ma sono pure loro figli di Dio e pure nella loro rabbia c’è qualche ragione. Anche il popolo cattolico, che frequenta silenzioso la Chiesa e vota a destra chiedendo più sicurezza, ha qualche ragione. Insomma, si tratterebbe di chiedere a una società secolarizzata di trasformarsi nel buon Samaritano. Di dividere il pane con lo straniero, senza chiedersi da dove viene e senza sapere se sarà educato e rispettoso, mentre ci si oppone alla rivoluzione sessuale che la sinistra, con cui ci si dovrebbe alleare, ha introdotto, per cui risulta stravolto il concetto stesso di famiglia. Auguri, temo come sempre si tratti di discorsi di ottimati e benestanti, che pensano che il popolo dovrebbe votare come dicono loro e se non lo fa o è fascista, o si è fatto gabbare dagli imbonitori. Però il popolo in democrazia non te lo puoi scegliere e personalmente rispetto il suo voto, anche se spesso finisco in minoranza. Una considerazione finale: le gerarchie ecclesiastiche dovrebbero stare attente mentre predicano giustamente, le radicali tematiche evangeliche, a non essere identificate con le elite di potere, come a volte accade.

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