Un gregge di pecore sta bene solo se tosato

PECORE-300x199Gianni Rodari, noto autore di libri per ragazzi, ha scritto: “E’ inutile parlare di libertà ad uno schiavo che pensa di essere un uomo libero”.

La notizia che più mi ha colpito ieri l’ho letta su “Il Fattoquotidiano”: Anziani in coda per ore, operatori costretti a turni massacranti e sedi aperte anche il sabato. A una settimana dall’appuntamento con la prima rata dell’Imu, l’imposta municipale unica i centri di assistenza fiscale di Milano vengono presi d’assalto. ‘Ieri abbiamo dovuto minacciare l’intervento delle forze dell’ordine’, racconta Marco Lucchetta, responsabile del Caf Cgil di via Giambellino.

Chi attendeva una proroga da parte del governo è rimasto deluso, e ormai prendere appuntamento è un’impresa. ‘E con la seconda rata andrà anche peggio – prevede il coordinatore dei Caf Cisl in Lombardia Vincenzo Vita – quando avremo a che fare con le diverse aliquote deliberate dagli ottomila comuni italiani. Al 115 di via Giambellino a Milano il corridoio del Caf è pieno”. Un giro di telefonate e qualche mail scambiata con alcuni amici mi hanno confermato altre code in molte “ridenti” località della Pianura padana, tutte contraddistinte da signori e signore con l’F24 ben stretto nella mano.

Eppure, non passa giorno che qualche bontempone – non resta che chiamarli eufemisticamente così – non lanci la sua “proposta onirica” di ribellione fiscale. Su Facebook, una pletora di “rivoluzionari della tastiera” imbrattano le bacheche altrui con immagini e manifesti con sopra scritto di non pagare le tasse, elucubrando slogan assai convincenti. Il sondaggio che sta su questo giornale, facendo le somme, conferma che il 91% dei nostri lettori è un “disobbediente della gabella”.

Movimenti politici più o meno organizzati han fatto a gara per chiamare a raccolta “masse” di “sediziosi della gabella” sulla prima casa. Hanno promesso sfracelli, ma alla fine hanno semplicemente messo su qualche scampagnata piazzaiola per raccontarsi fra di loro le solite balle: “Lo Stato è ladro, bisogna dire basta, i nostri sindaci in prima linea, riconsegniamo le fasce tricolori e anche bla bla bla”. Risultato? Passare dalla “stanza delle chiacchiere alla vita reale” si conferma non essere un’avventura per politicanti da quattro soldi, ma è un’impresa titanica anche per l’italiano medio, compreso quello che si professa padano e resistente.

Ad oggi, dopo Umberto Bossi, il rappresentante più degno della popolazione stanziale nel nord della penisola è Ignazio la Russa, che ieri, con soddisfazione ha detto: “Io l’Imu l’ho già pagata perché non voglio regalare il 6% di sanzioni allo Stato. Tutto quello che mi ha detto di pagare il mio commercialista l’ho pagato, spero abbia fatto i calcoli giusti”. E ha aggiunto: “Ma se vinceremo le elezioni aboliremo questa tassa”, che per inciso ha votato proprio lui insieme alla sua coalizione, di cui Roberto Maroni è una delle protesi pidielline.

Un paio di mesi fa, abbiamo pubblicato su queste pagine la reazione degli irlandesi ai 100 euro di tassa sugli immobili che il governo ha varato: solo 700.000 han pagato senza fiatare, tutti gli altri hanno riempito le piazze a muso duro. Da noi, qualche speranza che nelle casse dello “Stato ladro” finiscano meno soldi del previsto – come confermatomi de visu da qualche imprenditore – arriva da quelle aziende a corto di liquidità, che preferiscono il meno oneroso “ravvedimento operoso” fra qualche mese, che non il ricorso al prestito di qualche banca strozzina.

Ho già avuto modo di dirlo, ma repetita juvant: la stragrande maggioranza delle rivoluzioni liberali – come ha scritto lo storico Charles Adams – sono figlie di una rivolta fiscale. Quella leninista no! Se qualcuno pensa che la propria libertà e la propria autodeterminazione arriveranno grazie alla benevolenza di Mario Monti e Napolitano si accomodi pure e continui a porgere le terga. Anzi, potrebbero addirittura dar retta al sottosegretario all’economia Polillo, che ritiene che basta fare una settimana di ferie in meno per aumentare il Pil dell’1%. Polillo – quello a cui l’amico Andrea Zucchi ha consegnato le chiavi della sua impresa – ci vorrebbe come asini da soma, somari insomma; ma a pensarci bene sbaglia il vice ministro, perché l’Italia è nulla più che un gran bell’ovile. E un gregge di pecore sta bene tosato!

Continuate a fare file per pagare l’IMU e, uscendo dall’ufficio imposte, vedete anche di ringraziare fantozzianamente l’aguzzino e rivolgendovi a lui con una certa riverenza sussurrate queste parole: “Come è umano lei…”! Dopidiché, correte a casa, che l’Italia ha passato il turno.

http://www.lindipendenza.com/imu-gregge-tasse/

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.