Un Civati “paraculo” scarica Renzi

Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, che hanno i giovani del Pd, che hanno visto il potere, Civati ha scaricato il sindaco di Firenze, Renzi. La vittoria al Comune di Milano, avvenuta nonostante il Pd ed il contestuale affondamento, causa presunte tangenti, di Penati, già braccio destro di Bersani e vero ras del partito in Lombardia, hanno aperto al giovane Civati ampie prospettive di carriera. Per questo si è affrettato a prendere le distanze dall’irrequieto Renzi, accusandolo di essersi messo contro la Cgil, i dipendenti pubblici, i pensionati e di voler tornare al mondo moderato da cui è venuto.

Insomma, il sindaco fiorentino sarebbe il vecchio, mentre la Camusso, Landini, Bersani e l’elefantiaco apparato pubblico italiano, il nuovo. In più Renzi si è schierato con Marchionne e per il mantenimento della Fiat in Italia, mentre la Fiom vuole il mantenimento della pausa mensa e la fabbrica in Polonia. E’ possibile che Marchionne se ne voglia andare, i capitalisti non hanno spesso nè cuore nè frontiere, ma con le teorie di certa sinistra, le fabbriche chiuderanno e resteranno solo pensionati e dipendenti pubblici, come in Grecia, appunto. Non sappiamo se Civati abbia letto i testi sacri del socialismo, certo sembra ignorare la tradizione del riformismo lombardo e cade, come quasi tutto il Pd, prigioniero del riflesso incondizionato che spinge la sinistra, di fonte alle difficoltà ed ai cambiamenti, a rifugiarsi nel conservatorismo radicale, anziché affrontare la sfida del riformismo moderato. Si rifiutano di accettare che l’idea dei tagli debba avvenire prima di tasse e patrimoniale, altrimenti è come fare trasfusioni prima di suturare ferite. La rifiutano, mentre chiedono, per certi versi giustamente, che la Chiesa paghi l’Ici sui beni non strettamente legati alla sua missione. Dimenticando che altrettanto dovrebbero fare i sindacati, che, ricordiamolo, ricevono dallo Stato, solo per Patronati e Caf, seicento milioni di euro, per non parlare dei distacchi sindacali retribuiti e delle facilitazioni pensionistiche offerte ai loro dipendenti ed a quelli dei partiti. Certo i ristoranti ed i bar devono pagare le tasse fino all’ultimo euro, ma anche le feste di partito ed i vari circoli Arci dovrebbero farlo. Non ci vengano a raccontare che sono i costi della democrazia, nè ci dicano che i contributi milionari ai giornali di partito servono a difendere la libertà di stampa, sono solo costi che mantengono la Casta, figli di un’idea sovietica della società. Per questo è preferibile la moderazione riformatrice di Renzi, anziché il conservatorismo finto progressista di certi giovani apparatnik.

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