Troie

155852 171297119560893 2230409 nIl Parlamento passato era un troiaio, lo hanno detto senza mezze parole tutti i giornali italiani.

Perché non si sapeva chi stava con chi, chi votava per chi, unica certezza: chi era stato eletto da chi (porcellum).

E proprio il nome della legge elettorale tirava la parola del titolo, troia è la vulgata di scrofa, femmina appunto del porcello.

E siamo allora, per la proprietà transitiva, tutti d’accordo che in parlamento sedevano tante persone appellate, non da me, ma dai giornali, come troie.

Non c’è stato un cane che si sia alzato per difendere le donne da questa volgarità maschilista e neppure una donna si è dissociata dall’essere paragonata a certi uomini che si meritavano questo appellativo.

Non c’è stata Mussolini o Carfagna o Bindi o Finocchiaro, che sia insorta, che abbia urlato: BASTA, basta con questo linguaggio da caserma (ma ora ci sono le donne) o da suburra (ma là le troie, non figurate, ci sono sempre state).

No, nessuno si è indignato, neppure le cariche istituzionali, niente. Forse eravamo ancora sotto lo shock delle feste eleganti e delle fini battute del presidente del Consiglio di allora e a quel linguaggio ci eravamo adeguati.

Ora no, legislatura nuova, linguaggi nuovi (infatti il secondo partito, pardon movimento, è fondato sul vaffanculo) e quindi se quello “zoticone” di Battiato, quando gli chiedono cosa ne pensava di quel Parlamento, risponde che era pieno di troie, apriti cielo! Fulmini e tempesta.

Ma non su di lui. Su di noi.

Sì, perché passi che qualche signora, forse di costumi/atteggiamenti non proprio irreprensibili, si sia sentita punta sul vivo, ma che giornalisti pagatissimi e cariche istituzionali non si siano presi la briga di documentarsi e di leggere tutto nel contesto del discorso, beh, sì, è grave, perché se questo è il nuovo che avanza, si rischia che quando (le Iene) gli chiederanno cosa ha scritto Dante Alighieri risponderanno :”..e lui col cul fece trombetta

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