Tra Governo e Confindustria servono più dialettica e diplomazia

confindustriaSquinzi ha sbagliato due volte: quando ha detto ciò che pensava nell’unico posto dove occorreva essere diplomatici e quando ha fatto marcia indietro dopo i distinguo di molti suoi colleghi. Monti, però, non è stato da meno, quandoha ritenuto di dover rispondere piccato alle critiche quasi fossero segno di lesa maestà e quando, per il gusto della rivincita verbale, ha detto un’enorme sciocchezza sullo spread, e per di più su un tema boomerang su cui farebbe meglio a sorvolare. Insomma, 2 a 2 (errori) e palla al centro. La partita Confindustria-Governo, mediocre assai, potrebbe anche finir qui, se non fosse che lo scontro è rivelatore di molte altre cose, su cui vale la pena di soffermarsi. Intanto sull’oggetto del contendere: il giudizio sulla spending review. Squinzi, come dicevo, doveva evitare di andare nella tana del lupo, la CGIL, a sostenere che – nel tagliare la spesa nella Pubblica Amministrazione – bisogna evitare di fare “macelleria sociale”, termine ideologico che il Presidente della Confindustria non può far proprio.

Però, è altrettanto vero che l’approccio alla revisione della spesa pubblica è del tutto insufficiente nelle dimensioni annunciate – ammesso e non concesso che poi vengano davvero rispettate – e sbagliato nella metodologia d’approccio. Insomma, una “boiata”. Perché, come il Governo Monti aveva fatto sulla previdenza – caso rimasto purtroppo isolato – qui il tema vero sono le riforme attraverso cui modernizzare e dare efficienza ai diversi gangli nodali del sistema-Paese, dal decentramento amministrativo alla sanità. Interventi che poi, come conseguenza, comportano anche risparmi di spesa. E peraltro di entità ben maggiori di quelle annunciate come effetto delle rovistate tra gli sprechi che farà Bondi.

Un’opera di pulizia meritoria, sia chiaro, ma che – se diventa il primo e l’unico obiettivo della spending review – rischia di portarci in tutt’altra direzione. Magari con la conseguenza (qui sì che si può almeno parzialmente dare un senso alle parole del presidente di Confindustria) di tagliare stipendi, aggravando il quadro già nero dei consumi interni, senza per questo ottenere alcuna razionalizzazione sistemica. Un conto, però, è criticare costruttivamente le scelte del Governo, un altro è uscirsene in quel modo e in quel luogo. Non c’è dubbio, dunque, che Squinzi debba imparare a svolgere il suo nuovo compito con più sagacia politica e proprietà di linguaggio. Detto questo, non sta scritto da nessuna parte che un Presidente del Consiglio debba sentire la necessità di rispondere, e per di più con il tono piccato che ha usato in questa circostanza (e in altre analoghe). Prima di tutto, perché così facendo ha dato un’eco smisurata a quelle dichiarazioni. In secondo luogo, perché sono un problema interno di Confindustria, come dimostrano le reazioni che molti big dell’imprenditoria hanno avuto, da cui il Governo deve stare fuori.

Terzo perché le critiche sono fisiologiche e il professor Monti deve finalmente farsene una ragione: quello di Premier è un ruolo politico per definizione, anche se impropriamente il suo Governo è stato definito “tecnico”, e come tale non solo è possibile, ma addirittura è salutare per la democrazia e utile per lo stesso inquilino di Palazzo Chigi che ci sia la massima dialettica intorno al Governo e al suo operato. Finora, su questo punto, i media non hanno esercitato la giusta funzione, passando da un eccesso – l’accanimento contro Berlusconi – ad un altro. Con la conseguenza che, intorno alle scelte politiche, non si è formato alcun dibattito costruttivo. Possibile che il confronto pubblico in Italia debba ridursi allo scontro tra un Presidente di Confindustria privo di stile e physique du rôle e un premier permaloso?

Tratto da Eutekne

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