Too little, too late. Dopo essere stato travolto dalla seconda ondata, Conte si aggrappa alla ciambella di salvataggio dei ristori

Mario Lavia

Il presidente del Consiglio gioca quel che resta della sua credibilità sulla velocità dell’arrivo dei 5 miliardi di euro sui conti correnti delle categorie penalizzate dalle misure del suo ultimo Dpcm. Ma non è detto che basti a lenire i dolori degli italiani sempre più arrabbiati

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Piazze contro il suo governo, maggioranza che si scolla, soprattutto l’invasione del Covid ovunque. Nel mare in tempesta, Giuseppe Conte afferra la ciambella di salvataggio dei famosi ristori: sta promettendo tutto a tutti, d’altronde ha detto che non avrebbe firmato il dpcm se non avesse avuto la certezza di avere i soldi per le categorie colpite e affondate, t’ammazzo ma ti pago.

In conferenza stampa si è visto un presidente del Consiglio rassicurante al limite dell’imbonimento, in effetti non aveva molte altre scelte: l’avvocato del popolo gioca dunque l’unico asso che ha nella manica, i soldi (oltre 5 miliardi) grazie al decreto che promette ristori a tutte le categorie colpite dall’ultimo Dpcm, indennizzi che arriveranno in tempi rapidi, ha assicurato il ministero dell’Economia: ed è proprio sulla velocità dell’arrivo sui conti correnti di questi soldi la scommessa a questo punto storica del governo Conte 2. O la vince o stavolta rischia davvero di essere inseguito per strada.

Ma il presidente del Consiglio spera che il balsamo dei ristori lenisca i dolori del Paese: sarà un calcolo giusto? L’interrogativo è legittimo anche perché la protesta è forte, la pentola in ebollizione ha fatto saltare il coperchio e se qui le cose non cambiano la questione può diventare preoccupante sul serio. Non è ancora una mobilitazione di massa, quella che vediamo, non ci sono sigle, leader e, diciamo così, non c’è politica in senso stretto ma questo è già successo molte volte: all’inizio scocca una scintilla e poi quando scoppia l’incendio è troppo tardi.

Non siamo davanti a un movimento di lotta ma a una protesta di difficile quantificazione che però già trova dei tratti forti di asprezza – scontri a Roma, Torino, Napoli – mentre altrove la protesta è stata composta, civile.

Nelle grandi città scoppiano gli incidenti perché, come è stato rilevato, sulla pacifica mobilitazione di ristoratori, commercianti e quant’altro si innesta la strumentalizzazione violenta di organizzazioni neofasciste e/o antagoniste. Mancando un substrato socio-economico su cui costruire un’operazione di attacco al potere politico ecco che si affacciano e si intrecciano incazzature di vario tipo e stavolta il confine fra estremismo di sinistra ed estremismo di destra è labilissimo, anzi non si scorge proprio.

E infatti i due estremismi diventano preda allo stesso modo di un’ulteriore e tremenda strumentalizzazione, quella della camorra (a Napoli) e individuati, sia quello fascista che quello antagonista, come comodi alleati dagli sbandati delle curve degli stadi. Il momento è dunque drammatico. Ne è consapevolissimo il capo dello Stato Mattarella, che ha incontrato Conte e gli altri ministri che fanno parte del Consiglio supremo di Difesa. Il Colle è preoccupato per le divisioni nella maggioranza, con Partito democratico e Italia viva ai ferri corti, Zingaretti insoddisfatto di Conte, Renzi individuato come il killer del governo.

Si farà un punto politico decisivo dopo gli Stati generali dei Cinquestelle, ed è abbastanza grottesco che la verifica di governo debba attendere una riunione via zoom del partito di Vito Crimi ma questa è la situazione. Con il presidente del Consiglio aggrappato alla ciambella di salvataggio, fra onde altissime.

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