Tempi moderni

 Se il titolo vi ricorda il film, vi ricorderete la scena di Chaplin che viene “preso” dagli ingranaggi che scorre inerme fino ad essere “sputato” dalla macchina. Era vero allora è ancora più vero oggi. Tutte le previsioni per il futuro vedono l’uomo “indistinto” dalla macchina, che, ormai lanciata, appare inarrestabile. Macchine che generano macchine che espellono il governo dell’uomo e soprattutto la sua collegialità. Un mondo in cui la democrazia appare bandita, perché di freno allo sviluppo. Oggi è tutto accelerazione e per non perdere non ci si può più permettere di perdere tempo, con antiquate formule democratiche come le elezioni ad esempio. Sembra inevitabile: le democrazie, come quella americana, promuovono da sempre un uomo solo al comando, le dittature hanno un uomo solo al comando. A queste ultime si aggiunge la Cina che “abbandona” l’elezione del segretario del partito (che si è autorpoclamato ad interim). Dati indiscutibili, come quelli delle prospettive del futuro dell’economia che vede i paesi lenti (democratici) perdenti e i paesi in accelerazione vincenti. La lentezza, la ponderatezza, infine la decisione collegiale di qualsiasi tipo (aziendale o politico) non paga. O meglio non paga questa che vediamo e giustamente, perché siamo giocatori lenti e neppure tanto dotati. Quando si gioca accelerando, fondamentali sono quelli che segnano. Quando si gioca con lentezza (il tiki taca per chi capisce di calcio) fondamentale è il centrocampista, lo stratega. L’uomo solo è il giocatore di pocker che gioca tutto o niente. Finché gli va bene vince, ma alla prima storta si schianta. Il “democratico” fa calcoli, non si butta su tutte le mani, gioca prima con le carte (informazioni) degli altri, poi con le sue, difficilmente fa mani spettacolari, ma alla fine della serata di solito porta a casa. Non basta essere democratico per essere un buon giocatore, bisogna essere soprattutto stratega e pre-vedente. Bisogna capire chi si ha di fronte e vedere in anticipo le mosse degli avversari. Non pare più il caso dei nostri democratici rappresentanti (politici ed economici), che si sono ormai abituati a vincere e che non si sono accorti che il tavolo  è cambiato e anche le regole. Non sono  abituati alle  novità, non ci credono, continuano a reiterare quello che li ha fatti finora vincenti, senza fantasia, senza preveggenza, senza una reale interazione con il mondo che verrà. Se continuiamo così saremo spazzati via dal tavolo,magari non per primi, magari per ultimi, ma non vinceremo mai. Rendiamocene conto, soprattutto noi che li votiamo, che li facciamo ricchi, perché la nostra conoscenza che muta muterà la loro o ce li farà mandare a casa (prima che sia troppo tardi).

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