Tra Tavecchio e nuovo

banana-chiquita-razzismo E’ proprio il caso di dire che il candidato Tavecchio è scivolato su una buccia di banana, per aver detto che i calciatori extracomunitari passano dal mangiare banane, alla gloria, si fa per dire, degli stadi italiani, rubando il posto ai nostri giovani. Così si spiega il declino del nostro calcio. A sua giustificazione si può dire che il presidente del Santos si rifiutò di vendere un giocatore al Milan, accusando Galliani di volerlo comprare per una cassa di banane, quindi la banana è una moneta alternativa, a corso mondiale, altrimenti il Milan avrebbe offerto una cassa di pomodori. Anche negli stadi gli spettatori lanciano banane, non uova, i giocatori le raccolgono e le mangiano, le uova non sarebbero utilizzabili, inoltre non sono ricche di potassio. Renzi è intervenuto per condannare la frase, ma ha detto che la Federcalcio è autonoma, mentre il ministro dello Sport, Delrio è stato zitto, da ex calciatore forse preferisce le banane ai pomodori. Il piccolo sdegno di Renzi ha scatenato la reazione dei Della Valle e la Fiorentina ha ritirato il suo appoggio a Tavecchio, come la Sampdoria, chiari esempi di paraculismo. Mentre la vecchia guardia autoreferenziale resiste, sperando che passi la nottata, anche se c’è un po’ di Fifa per l’intervento di Blatter che chiede chiarimenti. Insomma la sagra dell’ipocrisia, Tavecchio non va bene, a prescindere dalle banane, perché rappresenta un gruppo vecchio e fallimentare, anche se Blatter dovrebbe guardare a casa sua. Questa è la ragione per cui non andrebbe votato, il resto è conseguenza del suo essere all’antica e muove a sincera pena che la Federazione del Togo dichiari che è un vero antirazzista. Vogliamo svoltare, come dice il Tartarino di Firenze, vogliamo giocatori che provochino il lancio di cellulari e computer, possibilmente a banda larga.

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