Sull’evasione nessuna caccia alle streghe

Dalla manovra finanziaria approvata lo scorso 12 agosto dal governo alla lunga lista di emendamenti formulati dal Senato, emerge con chiarezza la volontà politica di combattere con sempre maggiore efficacia l’evasione fiscale. In attesa di certezze sulle modifiche al testo del decreto legge del Governo i maggiori ricavi attesi dal recupero delle imposte evase permetterebbero al premier di eliminare sia il contributo di solidarietà (che valeva 3,8 miliardi) sia di ridurre i tagli agli enti locali (per 1,8 miliardi). L’importo complessivo dei nuovi provvedimenti sulla lotta all’evasione dovrebbe essere dunque di circa 5,6 miliardi di euro.

Se facciamo un passo indietro sul tema, dobbiamo ricordare che l’economia sommersa in Italia vale circa 270 miliardi di euro. L’imposta evasa è stimata tra i 100 e i 150 miliardi di euro, in altre parole il 7-10% del PIL. Negli ultimi 3 anni il recupero dalla lotta all’evasione ha prodotto 11,9 miliardi nel 2008, 16,4 miliardi nel 2009 e 25,4 miliardi nel 2010 . Tuttavia, nonostante gli sforzi di Equitalia e Guardia di Finanza l’Italia rimane un paese con percentuali di evasione ben più alte rispetto alla media europea. Dati relativi solo all’imposta sul valore aggiunto stimano che ben il 22% dell’IVA dovuta allo Stato viene evasa. In Francia, per esempio, questo valore è pari al 7% . Inoltre il tasso di evasione medio è pari al 13,5% del reddito dichiarato e secondo l’agenzia delle entrate il rapporto tra imposte versate ed imposte dovute (il Tax Gap) vale mediamente il 38,41%. In particolare, i grandi centri produttivi presentano un tasso di evasione basso mentre le province economicamente più depresse, con i maggiori casi al sud, hanno tassi di evasione incredibilmente alti. Allo stesso tempo nelle aree ricche del nord si concentra il maggio gettito fiscale evaso, al sud nonostante tassi di infedeltà fiscale molto alti la mancata imposta è più bassa .

Se è vero che gli accertamenti su aziende e liberi professionisti da parte della polizia fiscale hanno permesso il recupero di una buona percentuale delle imposte evase, lo stato delle relazioni tra contribuente e fisco necessita di una riflessione molto più seria. L’azzardo morale dell’evasore è certamente più intenso al diminuire della pressione fiscale. Conseguentemente, uno Stato che inventa o aumenta appena possibile qualsiasi forma di prelievo fiscale, non sta facendo una seria lotta all’evasione fiscale. Il trade off tra il pagamento completo dell’imposta dovuta e il moral hazard dell’evasore è schiacciato verso il comportamento evasivo dalla struttura e dalla pesantezza del sistema tributario italiano. La composizione del tessuto economico italiano e la cultura di fondo di noi italiani completa il quadro del difficile rapporto tra contribuente e fisco. Tuttavia, di fronte alla prospettiva che l’evasore venga tratteggiato come un criminale comune, che meriti la vergogna mediatica e il carcere, e che sia la causa del problemi di bilancio del nostro paese, la politica ha individuato, per l’ennesima volta, la strega di turno da mandare al rogo.

Una strategia di riequilibrio della relazione tra contribuente e fisco deve avere al suo centro i temi dell’elusione fiscale e della complessità del sistema tributario. Come è possibile l’esistenza di un mercato dei beni di lusso la cui domanda sia costituita interamente da soggetti che dichiarano redditi millesimali rispetto ai beni comprati? Come è possibile che un complesso di migliaia di leggi e regolamenti non permetta ad un libero professionista, di cultura elevata magari, di fare da solo la propria dichiarazione dei redditi? Come è possibile che esista il sostituto d’imposta? O che questo esista solo per una metà dei contribuenti? Come è possibile che esistano le tasse sulle tasse? Non basta pagarle tutte una volta? In alcuni suoi aspetti il sistema fiscale italiano sembra incoraggiare il contribuente a dichiarare il falso.

Lo stimolo all’adempimento degli obblighi fiscali ha la sua maggiore forza nella convenienza ad adempierli, non tanto nelle sanzioni da mancato soddisfacimento degli stessi. Un sistema di deduzione dei costi molto più esteso rispetto a quello attuale, allargato anche ai lavoratori dipendenti, renderebbe il contribuente stesso fortemente motivato nel richiedere la tracciabilità fiscale delle sue spese. In assenza di deducibilità fiscale il contribuente con reddito da lavoro dipendente come potrebbe essere motivato nel richiedere l’emissione di fattura dal professionista di turno? La contribuzione alle spese dello Stato da parte di ciascun cittadino è un principio che non può fondarsi esclusivamente sulla condivisione etica del bene comune tra i contribuenti. Di fronte ad uno Stato che chiede troppo e lo chiede in modo incomprensibile, riflettiamo su quale possa essere la risposta meno complicata da dare. Gli strumenti coercitivi della polizia fiscale, rafforzati e affinati da leggi o emendamenti a leggi, non potranno mai assicurare i risultati alla lotta all’evasione fiscale quanto un riordino strutturale del sistema tributario in termini di semplicità e abbassamento della pressione fiscale.

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