Stanchi

sono-cosi-stanco Stanchi di essere trattati come bambini. Stanchi di vivere in un paese dove c’è, dietro ad ogni cosa, un grande vecchio, che poi grande non è, ma solo vecchio, inadeguato e fuori dalla storia. Che però condiziona la politica o la finanza o l’industria e soprattutto ci rovina la vita. Stanchi di vedere arrivare i vecchi giovani, che sono giovani anagraficamente (e poi neanche tanto), ma allevati dai vecchi a pensare come loro, a fare come loro, o meglio a fare poco, come loro. Il tutto in un tripudio di super stipendi, di benefit e soprattutto di arroganza. Se guardiamo allo stato attuale dell’Italia, c’è da farsi cadere le braccia. Un Presidente della Repubblica che parla come l’oracolo di Delfi e pensa con il cervello di altri. Un Presidente del Senato che dopo aver duellato con un giornalista, e regolarmente perso, brilla per il suo non fare, come a suo tempo nel pool antimafia. Una presidente della Camera che passerà alla storia come un’isterica protettrice delle parrucchiere per signora e dei venditori di cravatte. Un Presidente del Consiglio pieno di furia, di ellittiche metafore e di voglia di fare, saltami addosso. Il suo tempo verbale mentale preferito è il futuro, ma per una disconnessione temporale parla sempre al presente, con il risultato che tutto resta come prima, un po’ come al tempo del Banana (e lui che se ne intende l’ha sempre detto che ci si rivede), tanto fumo, niente arrosto, solo incendi.

Dei ministri si può dire che per lo più sono illustri sconosciuti o fiori di ristrette camarille. Di peso ci sono solo alcuni posteriori, debitamente spostati su auto blu (ma non dovevano rottamarle ?) se non su aerei militari, tutti debitamente scortati (ma non dovevamo abolire le scorte ?). Insomma, tutti da rottamare come diceva un certo Carneade di cui nessuno parla più. Intanto i dati economici sono sempre peggiori, la povertà avanza, le tasse sono spropositate e viste come a suo tempo quelle sul macinato : odiose e ingiustificate, almeno per i servizi che vengono erogati. Il tutto in un immobilismo dell’esborso della pubblica amministrazione. Si parla di spending review, troppo per essere significativa e vera. E tutto sulla pelle di noi che crediamo alle favole, soprattutto quelle dei talk show e dei corsivi dei direttori dei giornali, che sono diventati così isterici per cui un ipertranquillo come De Bortoli è diventato un rivoluzionario assetato di sangue, come hanno chiosato i suoi colleghi. Ecco, ora mi vado a sdraiare sul divano, sono stanco, troppo stanco.

 

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