Squinzi e la macelleria sociale

Bartolomeo Passerotti -la macelleria Gli industriali italiani potevano pure risparmiarsi la contrastata elezione di Squinzi, loro attuale presidente, bastava chiedessero la disponibilità della Camusso.

Ora non sappiamo se Squinzi esprima un suo pensiero o le cose che dice gliele scrivano, in entrambi i casi sono stupefacenti.

La riforma del lavoro “è una boiata”, siamo d’accordo, “però va approvata subito” e qui confessiamo di non seguirlo più. La spending review è insufficiente, però, come dice la Camusso, non bisogna fare macelleria sociale.

Qui nessuno vuole fare macelleria, resta il fatto che se non si taglia la spesa, non si possono abbassare le tasse sul lavoro e se non si fa ripartire l’economia, la macelleria sociale si fa solo sui produttori di ricchezza, lavoratori dipendenti ed autonomi, piccole e grandi imprese.

Oltretutto è una politica miope, poiché una volta distrutta la base produttiva, bisognerà macellare anche i dipendenti di Stato, Regioni e compagnia cantando. Però il nostro Squinzi ha un’ideona, la patrimoniale, purché ovviamente le aziende siano esentate, come dai tagli sono stati esentati i Patronati sindacali e i permessi sindacali, pagati da noi.

Dichiara il nostro “voglio aziende ricche e proprietari poveri”. Ammesso che la patrimoniale sia un’ideona, Squinzi dovrebbe sapere che se un’azienda va male, prima si ristruttura, poi si fa un aumento di capitale, per abbattere il debito non certo per coprire i buchi, nel qual caso, il malato sopravviverebbe ancora un po’, per poi morire insieme al suo donatore. Il presidente però vuole concertare coi sindacati, non ama il decisionismo di Marchionne, dimenticando di dire che la concertazione è una delle ragioni per cui siamo finiti nel guano.

Ricordato che la patrimoniale sugli immobili e sulla ricchezza mobiliare esiste già e quindi si parla semmai di aumentarla, ricordato che i patrimoni, legalmente costituiti, hanno già pagato le imposte e sono frutto di merito e lavoro, virtù assai poco apprezzate, ma indispensabili se vogliamo salvarci, sorge un dubbio: che siamo noi a non aver capito nulla.

Infatti le imprese possono trasferire le sedi dove si pagano meno tasse, in Olanda, Lussemburgo, ecc.., trasferire capitali, aggirare il fisco, vedi le banche. Scaricare i costi, supponiamo che auto ed autisti, siano in carico all’azienda, come numerosi altri benefit che molti cittadini si debbono pagare, come ad esempio le assicurazioni sanitarie.

Inoltre molte aziende falliscono, ma gli imprenditori non diventano poveri, le banche fanno pagare i buchi a tutti i cittadini.

Sarebbe meglio che Squinzi pretendesse che lo Stato onorasse i suoi debiti verso i fornitori e soprattutto lasciasse liberi i cittadini di lavorare, anziché vessarli, con regole e burocrazie opprimenti.

Avevamo capito che con questo sindacato non si andava da nessuna parte, ma anche con questi imprenditori si va poco lontano.

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