Snaturato il voto di fiducia

fiduciaDa quando si è insediato, nove mesi fa, il Governo Monti è ricorso per ben trenta volte al voto di fiducia per fare approvare dal Parlamento i suoi provvedimenti di legge.

L’uso del Decreto legge sta sempre più assumendo il carattere di provvedimento ordinario, anziché straordinario, secondo lo spirito ed il dettato costituzionale.

Tutto ciò mentre il Presidente della Repubblica tace e firma gli innumerevoli Decreti legge che gli vengono sottoposti, al contrario di quanto fece in precedenza, durante il Governo Berlusconi. In questo modo il Parlamento, condizionato dalla prassi legislativa secondo la quale “o mangi questa minestra o salti dalla finestra”, rischia di essere, di fatto, esautorato. Il Parlamento, in quanto luogo di discussione dei provvedimenti di legge ordinari, viene così ad essere privato della sua principale funzione, in quanto sottoposto alla minaccia permanente di una crisi di Governo, in un contesto di pesante situazione economica: contesto che spesso è usato come spauracchio per puntellare il Governo Monti.

La questione di fiducia rappresenta una procedura autorizzata dall’art. 72 della Costituzione, e regolata dalla Legge 400/1988 e dai regolamenti di Camera e Senato, ma non vi è dubbio che la volontà del legislatore è tesa a rimarcare il carattere straordinario di tale procedura che, in quanto tale, non può essere utilizzata per vincolare i parlamentari della maggioranza nella fase di approvazione di ogni legge, ossia assumere carattere ordinario. In ogni caso, su questa materia sarebbe necessario un pronunciamento della Corte Costituzione al fine di evitale un uso improprio della questione di fiducia in Parlamento.

La dottrina a questo proposito afferma che: “ Soprattutto nei momenti più delicati della sua azione di governo l’esecutivo può ritenere utile o necessario, al fine di mantenere compatta la sua maggioranza, porre la questione di fiducia, avvertendo espressamente che un voto contrario lo costringerà a rassegnare le dimissioni. In questo modo il Governo sposta la responsabilità dell’apertura della crisi sul Parlamento, sottolineando che la mancata approvazione di una proposta essenziale per l’attuazione del programma equivale ad una mozione di sfiducia dell’indirizzo politico da esso predisposto”.

Si osservi dunque che anche i giuristi, parlando di “proposta essenziale per l’attuazione del programma di Governo”, evidenziano il carattere di straordinarietà del ricorso alla questione di fiducia.

Di prassi il Governo pone la fiducia quando si prefigura uno stato di crisi interna e, di conseguenza, vi è la necessità di verificare la consistenza numerica della maggioranza parlamentare che lo sostiene. Quando la fiducia perde il suo carattere di straordinarietà e si trasforma in procedura ordinaria, rendendosi necessaria ogni volta che si deve approvare una legge, ad essere in pericolo è la funzionalità del Parlamento e soprattutto il suo ruolo di garante della volontà popolare. Con la fiducia sistematica si corre il rischio di impedire ogni confronto di idee fra maggioranza e opposizione, di ridurre gli spazi di dialettica interna fino a prefigurare una sorta di dittatura della maggioranza.

Il Parlamento non può essere “dimezzato” dall’abuso della fiducia o “scavalcato” attraverso Decreti Legge impropri in quanto privi del carattere di urgenza e straordinarietà.

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