Sistema Sanitario americano e corona virus

Di Amanda Holpuch

Con l’arrivo dell’emergenza legata al Coronavirus, in Usa vengono al pettine i nodi di un sistema sanitario e di un mondo del lavoro finalizzati all’unico scopo di massimizzare il guadagno degli imprenditori, trascurando massicciamente i diritti anche minimi dei lavoratori. Ora che siamo di fronte a un problema di sanità collettiva, questo sistema mostruoso, che ritiene normale stritolare le vite dei lavoratori più deboli, chiede il conto. Sarà ben difficile che i lavoratori possano seguire i consigli delle autorità sanitarie per contenere l’epidemia, quando non possono stare a casa perché non hanno la malattia pagata e non possono andare dal medico se non pagando di tasca loro. In un paese dove il singolo può trovarsi a spendere più di 3.000 euro per il test che permette di distinguere il Coronavirus da un’influenza, saranno insieme tutto il sistema e le fasce più deboli a pagare. È il capitalismo, bellezza. Dal Guardian.

Le precauzioni consigliate possono essere poco praticabili per i molti che non hanno un’adeguata assicurazione sanitaria, un congedo per malattia retribuito o l’opzione di lavorare da casa

L’agenzia sanitaria americana incaricata di contrastare il Coronavirus ha comunicato agli americani che per frenare l’inevitabile diffusione di questa malattia che coinvolge il sistema respiratorio bastano alcuni semplici passi: lavarsi spesso le mani, stare a casa dal lavoro quando non ci si sente bene e contattare un medico se si hanno i sintomi della malattia.

Ma visto come funziona il sistema sanitario americano, le cose non sono mai semplici come sembrano.

Dal costo dell’assistenza sanitaria alla mancanza di giorni di malattia retribuiti garantiti per legge negli Stati Uniti, gli esperti affermano che per contenere il Coronavirus serve un cambiamento di sistema, ben oltre il far sì che più persone si lavino le mani.

“Per i molti americani che hanno un’assicurazione sulla salute e hanno un buon lavoro, con un datore di lavoro ragionevole – e io non sono un esperto del mercato del lavoro – queste raccomandazioni sono plausibili”, ha commentato David Blumenthal, presidente del think tank sulla salute globale del Commonwealth Fund.

“Ma non è detto che siano praticabili da chi non ha un’assicurazione sanitaria o ha un’assicurazione sanitaria scadente – e questo riguarda circa un quinto della popolazione americana”.

La direttrice del Centro di Immunologia dell’ US Centers for Disease Control and Prevention (CDC), Nancy Messonnier, ha dichiarato martedì che contenere il Coronavirus è una priorità, perché non esiste un vaccino né un medicinale per prevenirlo né curarlo.

A questo scopo, ha sostenuto, le aziende dovrebbero prendere in considerazione l’idea di sostituire i contatti diretti tra persone con il telelavoro. Ha raccomandato anche alle autorità scolastiche di studiare sistemi per limitare i contatti, ricorrendo alla didattica via Internet o persino alla chiusura delle scuole. Il consiglio per le persone che hanno sintomi respiratori è quello di rivolgersi al più presto a un medico.

Ma gli americani, in particolare quelli con piani di assicurazione sanitaria a basso prezzo o che ne sono del tutto privi, notoriamente tendono a evitare le cure mediche a causa del loro costo.

Ci sono più americani che hanno paura dei costi dell’assistenza sanitaria in caso di malattia grave (40%) di quelli che hanno paura di una malattia grave (33%), secondo un sondaggio del 2018 dell’Università di Chicago e del West Health Institute.

Lo studio ha anche evidenziato che in un anno, più di una volta, circa il 40% degli americani ha saltato un test o un trattamento medico e che il 44% non è andato dal medico neanche in caso di malattia o incidente.

“Chi ha malattie acute di qualsiasi tipo rimanda l’assistenza medica quando è privo dell’assicurazione sanitaria o se deve pagare franchigie elevate”, ha osservato Blumenthal. “E non c’è motivo di aspettarsi che le persone con sintomi di malattie delle vie respiratorie superiori non si comportino allo stesso modo, nei casi in cui il Coronavirus provochi tosse e febbre non molto alta, ma non una malattia realmente debilitante.”

Neanche nei paesi con assistenza sanitaria universale le persone vanno dal medico ogni volta che sono ammalate. Ma il deterrente non è mai la minaccia di dover affrontare ingenti spese mediche. “Questo è un problema quasi unicamente americano all’interno dei paesi sviluppati”, ha affermato Blumenthal.

Un americano che di solito trascurava di andare dal medico, Osmel Martinez Azcue, ha deciso di sottoporsi al test quando ha sviluppato sintomi di tipo influenzale dopo essere tornato dalla Cina, a gennaio. Mentre normalmente sarebbe andato solo in farmacia a comprarsi qualche medicina, questa volta si è recato in ospedale, spinto dalla preoccupazione per la sua comunità.

Come ha dichiarato al Miami Herald, Azcue ha una copertura assicurativa limitata, quindi ha cercato di ridurre al minimo i test, temendo il costo della tomografia computerizzata raccomandata dai medici. Dopo aver eseguito test minori e meno costosi, i medici gli hanno detto che non aveva il Coronavirus, ma l’influenza. Il tutto per un costo di 3.270 dollari. L’ospedale, contattato dal Miami Herald, ha precisato che sono rimasti a carico del paziente 1.400 euro. “Come possono aspettarsi che i normali cittadini contribuiscano ad eliminare il potenziale rischio di diffusione da persona a persona, se gli ospedali sono pronti a farci pagare 3.270 euro per un semplice esame del sangue e un tampone nasale?” Ha commentato Azcue.

Stare a casa quando il congedo per malattia non è garantito

Per contenere il Coronavirus, il CDC ha sottolineato quanto sia importante evitare gli assembramenti, lavorare da casa e persino ricorrere all’auto-quarantena.

Nell’unico paese ricco del mondo che non obbliga i datori di lavoro a concedere ai lavoratori giornate di malattia retribuite, è difficile seguire questa indicazione.

Secondo un articolo dell’Institute for Women’s Policy Research, almeno tre lavoratori su dieci non si sono presi una pausa dal lavoro benché malati di influenza suina H1N1 nel 2009. Secondo lo studio, questo ha provocato sette milioni di infezioni in più e potrebbe avere contibuito all’estensione dell’epidemia.

“Ci sono molte infrastrutture da approntare prima che le raccomandazioni del CDC possano essere prese sul serio”, afferma Carol Joyner, direttrice del Labor Project for Working Families, un’organizzazione senza fini di lucro che si batte per ottenere migliori politiche familiari sul posto di lavoro.

Per le persone che svolgono lavori a contatto con il pubblico e con salari bassi, restare a casa dal lavoro raramente è un’opzione praticabile.

Il salario medio dei lavoratori privi di congedo per malattia retribuito è di 10 dollari all’ora, secondo un rapporto del Center for American Progress del 2012. Il rapporto afferma che mentre il 38% dei lavoratori del settore privato non ha nemmeno un giorno di malattia retribuito, la percentuale è ancora più bassa per i lavoratori a tempo parziale, con il 73% privo di questa possibilità.

È probabile che questi lavoratori includano persone che lavorano a contatto con il pubblico, come distributori di cibo e autisti di autobus, o persone che lavorano con popolazioni vulnerabili, come il personale delle residenze assistite e chi lavora nella cura dei bambini. Anche questi sono lavoratori per cui il telelavoro, che secondo l’avvertimento del CDC potrebbe essere necessario al diffondersi dell’epidemia di Coronavirus, non è un’opzione.

“Sarà la fascia di popolazione a salario più basso, spesso persone di colore e spesso donne, che sarà la più colpita dal Coronavirus”, ha concluso Joyner.

Questi sono anche i gruppi che, come gli studi dimostrano regolarmente, hanno il peggior accesso a una assicurazione sanitaria a prezzi accessibili e al congedo retribuito per malattia e motivi familiari.

Uno studio del CDC del 2014 ha rilevato che uno su cinque tra gli addetti alla ristorazione ha affermato di aver lavorato almeno una volta nell’anno precedente mentre soffriva di sintomi come vomito o diarrea. Questi lavoratori hanno citato come fattori significativi nella loro scelta di andare comunque a lavorare la paura di perdere il lavoro e il non voler lasciare i loro colleghi a corto di personale.

Karen Scott, dottorando in management presso il Massachusetts Institute of Technology, ha avvertito in un articolo per la rivista Conversation che quando i dipendenti malati si recano al lavoro “una crisi sanitaria gestibile può sfuggire al controllo”.

Scott ha consigliato ai consumatori di chiedere nei propri ristoranti preferiti se i lavoratori hanno giorni di malattia retribuiti, in modo da influire sulla cultura aziendale.

C’è anche una proposta di legge in atto, per creare un’assicurazione nazionale per i congedi familiari e per la malattia pagata, chiamata Family Act e Healthy Families Act, per stabilire un diritto-base a sette giorni di malattia retribuiti ogni anno.

Detto questo, la situazione non è molto migliore per i lavoratori che hanno la malattia pagata. La cultura del posto di lavoro negli Stati Uniti non è a favore di prendersi i giorni di malattia, neanche quando sono necessari. Uno studio dell’ottobre 2019 della società di personale Accountemps ha rilevato che il 90% dei professionisti è andato a lavoro con sintomi di raffreddore o influenza .

I lavoratori del settore privato che hanno il diritto a giorni di malattia ricevono in media sette giorni di congedo per malattia retribuiti all’anno, indipendentemente dal tempo trascorso nella stessa società (uno, cinque o dieci anni), secondo l’Ufficio delle statistiche del lavoro degli Stati Uniti. Dopo 20 anni di servizio, la media aumenta fino a otto giorni di malattia retribuiti.

Si tratta di metà del tempo consigliato per l’eventuale auto-quarantena .

Anche la raccomandazione più elementare: lavarsi le mani più frequentemente con acqua e sapone, è stata sfidata dalla scrittrice Talia Jane su Twitter.

“‘Lavati le mani’ è un ottimo consiglio per le persone che non interagiscono con centinaia di persone al giorno”, ha detto . “Non posso lasciare il posto per lavarmi le mani dopo ogni cliente di cui ho toccato denaro e cibo mentre gli mettevo la spesa nei sacchetti. Inoltre non possiamo indossare guanti né maschere.”

Da Voci dall’estero

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