Sinistra, c’è posta per te

Il problema dell’Italia non è Berlusconi, è chi dice che Berlusconi è il problema e deve fare un passo indietro, per lasciar spazio a chi non ha altre valide alternative per poter governare. Non vi è bisogno di anatemi politici per spiegare questa evidenza, che si rivela nei fatti.

Uno di questi è il contenuto della lettera che la BCE ha inviato al governo italiano il 3 agosto scorso. Non è passato giorno, dalla notizia dell’esistenza della missiva, senza che l’opposizione accusasse mediaticamente il governo di mantenerne dolosamente occulti i contenuti, che avrebbero evidenziato la pochezza e l’incapacità dell’esecutivo di porre rimedio ai guai dell’Italia, originati ovviamente dall’esistenza stessa di Berlusconi sul pianeta terra. Bersani & Co. in realtà conoscevano bene – non serviva una cima per capirlo – la ragion di stato che impediva di rendere pubblico il contenuto di quella lettera, in una fase politica così delicata e concitata per il Paese. Una ragione differente animava invece il cuore dell’opposizione, desideroso dal profondo che i contenuti della missiva Draghi-Trichet restassero segreti, a dispetto delle pubbliche ostentazioni. Purtroppo le ragioni del cuore sono rimaste inesaudite, nonostante le raccomandazioni del mittente: il destino ha voluto che la famigerata missiva fosse pubblicata con uno scoop di una nota testata giornalistica nazionale, che di nome non fa Libero. Apriti cielo: quella che per la maggioranza si è rivelata essere una sonora tirata d’orecchi ed uno sprone per l’attuazione del programma di governo, per il Trio di Vasto ha rappresentato la frattura di una liason già idealmente improbabile, la cui impraticabilità politica è emersa inoppugnabile allo scorrere dei punti caldi del messaggio alla nazione inviato dai banchieri centrali. A dispetto di ciò, la compatta e scomposta reazione a caldo della sinistra si è concretizzata in un giudizio di inadeguatezza, del premier prima e dell’esecutivo poi, come se il monito della BCE fosse rivolto al solo governo e non invece a tutta la classe politica italiana. Verba volant, scripta manent. La missiva Draghi-Trichet non lascia scampo: urlare l’inedeguatezza del nemico – pardon, si dice avversario, anche se per tutti è il nemico da abbattere – non basta più, non serve più. Idem, non si può forzare l’avversario a fare un passo indietro perché non lo si riuscirà mai a battere sfidandolo sul campo della politica. Berlusconi è stato eletto dagli italiani è ha il diritto-dovere di governare, fino alla scadenza del mandato, giustamente lo farà se i suoi alleati glielo permetteranno. Chi non ama Berlusconi abbandoni dunque la strategia distruttiva del rancore ed inizi a pensare ad un serio programma di governo e ad una coalizione alternativa sostenibile, come se dovesse governare il Paese e smettere di fare opposizione da domani, per riconquistare un elettorato ancor più disaffezionato di quanto non lo sia quello assai deluso del centro-destra. Con tutto il rispetto per le posizioni dell’autorevole D’Alema, c’è molta gente che non vota a sinistra e che di fronte all’apparizione del Trio di Vasto non ha proprio voglia di ridere, ma si interroga, quello sì. Si chiede se la Sinistra italiana sia disposta proprio a tutto pur di eliminare politicamente Berlusconi, tipo mettere insieme una coalizione che avrebbe – ma non è detto – i numeri per governare, ma che certamente non potrà mai essere in grado di governare, a causa delle incolmabili differenze di fondo che contraddistinguono gli ideali e l’azione politica delle sue variegate componenti. Il Trio di Vasto è una bella trovata mediatica, utile a distrarre l’attenzione dai problemi del paese, del governo e della sinistra. Ma non è la via, è un vicolo cieco. La strada è la costruzione di una sinistra riformista in grado di rappresentare l’alternativa e garantire l’alternanza di governo, di modo che anche in Italia possa innescarsi una competitività al rialzo fra forze riformiste popolari e forze riformiste socialiste, in grado di confrontarsi politicamente e non sentimentalmente sulle riforme da attuare, capaci di mettere al centro il futuro del Paese, contro le faziosità ideologiche e di partito. Ha ben ragione Davide Giacalone, quando dice che a vedere questo governo ci si sente male, ma a guardare chi vorrebbe sostituirlo viene già la nostalgia di chi oggi governa. Su questo punto la Sinistra italiana è chiamata a mettersi in discussione, non può continuare a fingere di non entrarci e non sapere. Quella lettera da Francoforte che doveva restare riservata è il punto da cui la Sinistra italiana deve ripartire per aspirare ad essere alternativa di governo, ignorarla per scaricare il peso di pubbliche responsabilità sull’avversario politico farebbe assai più male alla sinistra che al governo.

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