Sempre meno carne nel futuro post-Covid?

Di Lucio Palmisano

La rinuncia alla carne è sempre più vicina. Il coronavirus ha accelerato una svolta nei consumi alimentari mondiali, come racconta il caso degli Stati Uniti. A maggio l’industria americana della carne ha registrato un calo del 24 per cento della produzione e della distribuzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato legato alla paura del virus, ma che mostra una tendenza generale che viene da lontano. Negli ultimi dieci anni, in Italia il consumo di carne pro-capite è calato di 5,4 kg così come il volume di carne prodotta nei macelli, sceso di 4,5 milioni di quintali, mentre è aumentato di 37 milioni il numero di animali macellati. Dati che indicano come nel decennio 2009-2019 siano cambiati i cibi che serviamo a tavola.

«Il caso statunitense insegna che i consumi stanno cambiando», afferma Valentina Taglietti, responsabile del programma Menoperpiù di Essere Animali Onlus. Un progetto che mira a cambiare i consumi collettivi, promuovendo una food policy sostenibile che non danneggi l’ambiente. «Le prime evidenze scientifiche dimostrano come il coronavirus attacchi le persone affette da patologie cardiovascolari o diabete, aggravate da un consumo eccessivo di carne. Inoltre, i macelli si stanno rivelando tra i focolai più insistenti del Covid-19». Anche in questa fase, dove la ristorazione collettiva è inesistente, il progetto Menoperpiù continua: «In questo periodo stiamo preparando una road map da mandare alle amministrazioni comunali per promuovere un nuovo modo di sedersi a tavola nelle mense aziendali che punti piuttosto sul consumo di frutta, legumi e semi che su carne e pesce. Un approccio certamente più sano, che aiuterebbe tutti dal punto di vista alimentare ed economico», afferma la responsabile del progetto.

Una linea ecosostenibile che sembra essere condivisa anche dalla nuova politica agricola dell’Unione Europea. «Presto verrà redatto il nuovo documento sulla Politica Agricola Comune (Pac) che rimarrà in vigore dal 2021 al 2027. La presentazione della strategia “Farm to fork” sembra incoraggiante: nel documento si ribadiscono principi importanti come la sostenibilità dei sistemi alimentari. Tuttavia, ci sono ancora indicazioni troppo generiche riguardanti la carne e la sua pericolosità».

La ragione di tale vaghezza è presto detta. «L’Unione Europea cerca di preservare gli interessi delle aziende e di migliaia di posti di lavoro ma le indicazioni emerse dal documento “Farm to fork” mostrano che un altro futuro è possibile per i cittadini europei», spiegano dall’azienda. Le 20mila adesioni alla Settimana veg, organizzata da Essere Animali Onlus, sono un primo segnale. «È incoraggiante che così tante persone abbiano deciso autonomamente di rinunciare alla carne in favore di cibi vegani. È un primo passo per un mondo post-Covid 19 più green e soprattutto più consapevole».

Da Linkiesta

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