Se il referendum per l’indipendenza del Veneto è tutt’altro che un sogno

Immagine18-300x168Intorno a metà giugno la commissione giuridica insediata dal governatore Luca Zaia per esprimere un parere sulla fattibilità del referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto concluderà il proprio lavoro, dopo di che la palla passerà alla politica.

Con tutta probabilità l’esito di questo lavoro degli esperti sarà favorevole alla celebrazione della consultazione, e poi l’azione politica sarà nelle mani del presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato (Pdl) e soprattutto di Zaia.

Se Zaia vorrà mettersi alla testa del processo indipendentista, ben venga, noi saremo lieti di consegnargli la leadership perché il presidente è persona apprezzata e rispettata anche da chi non lo vota”. Queste parole sono state pronunciate ieri a Varese da Luca Azzano Cantarutti (nella foto), presidente di Indipendenza Veneta, il movimento nato circa un anno fa, ma che si è reso protagonista della battaglia indipendentista grazie alla celeberrima “Risoluzione 44“, votata dal consiglio regionale il 28 novembre 2012, con la quale si impegna la Regione Veneto a dare avvio al processo per consentire al popolo veneto di rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione. Cantarutti – eletto deputato della Lega nel ’94, uscito dal partito nel ’95 e poi rimasto a lungo lontano dalla politica – ha partecipato ieri a Varese a un dibattito sul tema “Il Veneto tra macroregione e indipendenza”, organizzato nell’ambito della settima edizione del Festival dell’Insubria promosso da Terra Insubre, dibattito a cui è intervenuto anche l’eurodeputato veronese della Lega Lorenzo Fontana e che è stato moderato da chi scrive.

La storia di questi mesi è ben conosciuta dai nostri lettori, comunque ripetiamola per sommi capi. Dopo l’approvazione della Risoluzione 44 (votata trasversalmente da destra a sinistra), pur con qualche perdita di tempo, il presidente Zaia ha costituito la Commissione di esperti che sta per concludere il proprio lavoro allo scopo di dire se il referendum consultivo si può fare o no e, in caso affermativo, con quali possibili conseguenze. Ammesso e non concesso che il parere sarà positivo – diciamo che questa è al momento una nostra libera interpretazione, ma a sensazione non siamo distanti dalla realtà – toccherà ai vertici della Regione Veneto di far votare il progetto di legge, già protocollato in Consiglio, per l’indizione del referendum consultivo che si concretizzerà con un semplice quesito: volete l’indipendenza del Popolo Veneto?

A quel punto la reazione del governo nazionale sarebbe fin d’ora prevedibile: si rivolgebbe alla Corte Costituzionale perché sancisca l’incostituzionalità di una consultazione che attenta all’articolo 5 della Carta, quello che fissa l’intoccabilità dei confini nazionali. E si può già anticipare il giutizio della Consulta: il referendum veneto verrebbe dichiarato anticostituzionale.

Ma la battaglia giuridica sarebbe solo all’inizio. La Regione Veneto si appellerebbe al diritto internazionale con la possibilità di rivolgersi sia alla Corte europea dei diritti dell’uomo che alla Corte internazionale di giustizia, le quali tutelano il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Precedenti in tal caso ve ne sono e l’ultimo risale al 2010 quando il Kosovo proclamò unilateralmente la propria indipendenza.

Diamo per vinti tutti questi passaggi e arriviamo idealmente alla celebrazione del referendum. Nessuno nutre dubbi (anche fra gli avversari del referendum) sul fatto che i quasi 5 milioni di cittadini veneti chiamati a votare si esprimerebbero a larga maggioranza per l’indipendenza. Ma cosa accadrebbe dal giorno dopo, visto che si tratta di un referendum consultivo? Obiettivamente che un referendum sia definito consultivo è una contraddizione in termini: infatti l’organo rappresentativo del popolo veneto, cioè il consiglio regionale, come potrebbe non eseguire il pronunciamento degli stessi cittadini che l’hanno votato? E d’altra parte proprio il diritto internazionale tutela l’azione di una istituzione di rappresentanza politica laddove tale azione sia supportata da un pronunciamento popolare. In parole povere il Consiglio regionale dovrebbe proclamare l’indipendenza del Veneto.

E’ solo un sogno? Per qualcuno sarà anche così, ma per altri questa è l’unica strada percorribile per riconquistare la propria libertà. Cantarutti lo dice chiaramente: “Non ci sono alternative: il Parlamento romano, dove il Nord conta un terzo degli eletti e il Centro-Sud due terzi, non voterà mai l’autonomia speciale del Veneto, della Lombardia e del Piemonte, perché vorrebbe dire interrompere il flusso dei soldi da Nord a Sud. E li vedete voi deputati e senatori da Perugia in giù che tornano dai loro elettori a dire che la pacchia è finita? Non accadrà mai…”.

L’appello di Cantarutti a Zaia affinché si metta a capo della battaglia, pacifica e legale, per l’indipendenza ha chiaramente una finalità: dare più forza politica all’intera operazione, che deve ottenere consensi trasversali per poter riuscire. E in tal senso il governatore viene ritenuto in grado (sondaggi alla mano) di spostare con sé circa il 20% del consenso popolare dei veneti. Ma l’invito del presidente di Indipendenza Veneta va anche alla Lega nel suo complesso e l’eurodeputato Fontana dal dibattito di Varese ha fatto intendere di non avere dubbi al riguardo. Chi sembra su altre posizioni è invece il sindaco di Verona e segretario nazionale leghista Flavio Tosi. Ma questa è tutta un’altra storia, che sta dilaniando la Liga Veneta.

Quando e se il Veneto arrivasse alla proclamazione di indipendenza, l’effetto domino sarebbe inevitabile e poi toccherebbe alla Lombardia: a quel punto bye bye Stato Italiano.

http://www.lindipendenza.com/se-il-referendum-per-lindipendenza-del-veneto-e-tuttaltro-che-un-sogno/

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