Se i lavoratori stagionali restano senza stagione

Vive un’estate tormentata il turismo italiano, iniziata nel timore, condizionata dall’incertezza e proiettata verso scenari pessimistici. Il settore, che più di ogni altro si caratterizza per il suo spiccato andamento stagionale, registra prospettive preoccupanti circa la dinamica dell’occupazione e la tenuta di tutto il sistema.

La protesta dei lavoratori stagionali, senza lavoro e senza reddito

Sono tornati in piazza l’8 luglio i lavoratori stagionali del turismo e dell’indotto, con un presidio a Piazza Montecitorio di FLAICA CUB, ANLS (Associazione Nazionale Lavoratori Stagionali) e Associazione Nazionale Comuni Isole Minori. L’obiettivo è ottenere garanzie sul presente e sul futuro prossimo dei lavoratori, dal riconoscimento dei bonus economici del governo al tema degli ammortizzatori sociali.

I rappresentanti delle organizzazioni hanno incontrato il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Tre i punti salienti emersi. Innanzitutto, la garanzia della copertura con gli ammortizzatori sociali fino alla fine dell’anno; la garanzia dello slittamento in avanti del blocco dei licenziamenti previsto ora fino al 31 agosto – “altrimenti ci sarà un bagno di sangue”, commenta il segretario generale Cub Marcelo Amendola, che ha partecipato al confronto. Il terzo punto di incontro tra la visione del governo e le richieste degli stagionali è la predisposizione di un nuovo ammortizzatore sociale in sostituzione della NASpI, “obsoleta e sorpassata, che non ha garantito ai lavoratori un adeguato sussidio terminato il contratto”, specifica Amendola. L’intenzione del Ministro sembrerebbe essere quella di riordinare gli ammortizzatori, affiancandoli con politiche attive e interventi formativi. Il rischio è però quello di una paralisi operativa su quest’ultimo fronte, come sta accadendo per il reddito di cittadinanza.

“Il bicchiere è vuoto”, sintetizza amaramente il segretario CUB. Le prospettive reddituali sono al minimo; l’erogazione degli ammortizzatori tarda, e si attende dalla Ragioneria dello Stato il via libera per il decreto interministeriale che estende il bonus a quei 170.000 lavoratori stagionali contrattualizzati a tempo determinato finora esclusi dalle indennità. “Troppi ritardi in questa fase, si sta parlando di famiglie che hanno bisogno ora e non possono più aspettare. Queste risorse andavano trovate prima. La buona volontà del governo c’è, ma non è stata trasformata in soluzioni concrete ai problemi dei lavoratori. Spero di essere smentito, ma temo che la mancanza di liquidità sia un handicap che ci accompagnerà ancora a lungo”.

L’azione va accelerata, la fase emergenziale superata. Sono previsti due tavoli tecnici, uno per le isole minori e i territori a stretta vocazione turistica, l’altro relativo alle attività legate al settore a 360 gradi: si parla di attività dell’indotto, ad esempio del settore aeroportuale e del trasporto che vivono col turismo. “C’è un’ampia platea di lavoratori che chiede risposte. Rimandare oltre significa produrre nuova disoccupazione”, ribadisce Marcelo Amendola. “Già questa estate gli stagionali rischiano di lavorare solo due mesi. Molti potrebbero non prendere servizio e restare a casa fino a marzo 2021. Servono soluzioni precise, forti e immediate”.

FIPE e Federalberghi: una stagione compromessa, non persa

Gli incassi delle imprese di ristorazione si sono ridotti mediamente del 56% rispetto al periodo pre-COVID. “Non ritengo che i mesi estivi possano modificare in maniera significativa questo trend. La stagione non è totalmente persa, ma è senz’altro compromessa”, spiega a Senza Filtro Luciano Sbraga, vicedirettore generale e direttore Ufficio Studi della Federazione dei Pubblici esercizi (FIPE). “Ci potrebbe essere un recupero della domanda interna in virtù del turismo di prossimità, anche se restano le incognite sull’effettivo potere d’acquisto degli italiani e sulla loro disponibilità di ferie, ma senza il turismo internazionale – soprattutto per specifiche destinazioni – non ci potrà essere un consuntivo positivo”.

Ricordiamo che il settore dei pubblici esercizi, con il mondo della ristorazione in testa, rappresenta il secondo comparto per domanda turistica nel nostro Paese. Il combinato disposto di chiusure, smart working e riduzione delle capienze per il distanziamento sociale sta scavando una voragine: la sola ristorazione sconterà a fine 2020 una perdita di oltre 28 miliardi di euro, con 300.000 persone che rischiano il posto di lavoro.

La stagione è compromessa anche per Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi, che monitora mensilmente un campione di circa duemila alberghi. Si stima per le strutture ricettive un calo del fatturato nel 2020 del 69%, pari a 16,3 miliardi, con 295 milioni di presenze in meno (-68,7% rispetto al 2018). “Spero di essere smentito e che si riesca a contenere questo dato. Iniziano a intravedersi segnali di una lenta ma progressiva ripartenza del turismo domestico nelle località di mare, montagna, laghi e terme, soprattutto durante i fine settimana e con prenotazioni last minute”.

La situazione resta però drammatica nelle grandi città d’arte e centri urbani, dove ha aperto solo il 10% circa delle strutture ricettive, con un giro d’affari scarso se non in perdita. “In generale, circa il 50% degli alberghi è ancora chiuso; più del 15% potrebbe restare fermo ad agosto, riaprendo i battenti direttamente a settembre”, ci dice Nucara.

La dipendenza dal turismo internazionale

I numeri sono in costante evoluzione, ma la tendenza è chiara. Nel primo trimestre 2020 sono andati persi 2,3 miliardi di consumi dei turisti stranieri; nel secondo la stima è quella di un calo di 9,5 miliardi, mentre nei mesi cruciali giugno-settembre la previsione è di un decremento di 13 miliardi. Nel 2019, da gennaio a settembre, il turismo internazionale aveva generato 35,5 miliardi di euro di entrate in Italia, mentre nello stesso periodo del 2020 la previsione si ferma a 10,7. Il differenziale negativo si attesta quindi sul -70%, con un’emorragia di 24,8 miliardi di euro, di cui 5 in spese per ristorazione.

“L’ammontare di questa perdita non è recuperabile nemmeno con l’eventuale crescita nel quarto trimestre della componente turistica domestica”, rileva Luciano Sbraga. Della stessa opinione è il direttore di Federalberghi Nucara. “Per sanare le perdite di quest’anno e tornare in pareggio, se tutto tornasse alla normalità, bisognerà aspettare il 2022 o addirittura il 2023”.

Federalberghi prevede quest’anno meno di un quinto delle presenze estere rispetto al 2018. Località come Roma, Firenze, Venezia (che ha ancora il 68% di camere prenotabili, dati ENIT), ma anche Capri e Taormina, soffrono terribilmente il blocco dei mercati strategici extra-UE, in particolar modo l’assenza di americani (secondo mercato per l’Italia), cinesirussiinglesiaustraliani. Si muove, aggiunge Nucara, il turismo di prossimità tedesco, svizzero e austriaco, perché per ragioni economiche, psicologiche e logistiche, spostarsi con mezzi di trasporto che non siano l’automobile resta piuttosto complicato. Senza poi dimenticare un’incognita evergreen come quella meteorologica.

Estate 2020, 140.000 posti a rischio tra i lavoratori del turismo

In questo contesto così critico le aziende operano sottorganico. Su 100 lavoratori dipendenti solo 60 sono rientrati, secondo il vicedirettore generale di FIPE Sbraga. Non tutti, inoltre, hanno ricevuto regolarmente la cassa integrazione. “Da marzo a luglio, dove si registra il picco della richiesta di occupazione per il comparto della ristorazione, vengono di solito reclutati 230.000 lavoratori aggiuntivi (con contratti a tempo determinato). Quest’anno ovviamente i numeri saranno molto diversi”. A maggio, rileva il Centro Studi di Federalberghi, sono andati persi circa 110.000 posti di lavoro stagionali e temporanei di varia natura (-58,4%). I posti di lavoro stagionali a rischio per l’estate 2020 sono 140.000. Il timore dell’associazione è che, una volta terminata la cassa integrazione, si possano attendere conseguenze anche sui contratti a tempo indeterminato.

«L’arresto dei flussi turistici con il lockdown di marzo ha azzerato un’attività che proprio nel trimestre marzo-maggio ha storicamente la sua fase di rilancio stagionale», commenta Matteo Naldi, direttore marketing di Lavoropiù. “Da quello che possiamo osservare, ci aspettiamo che le attività dei parchi divertimento e dei servizi ricettivi – quelle più prettamente stagionali – registreranno, su base annua, un maggiore calo degli occupati”.

“Per quanto riguarda la ristorazione, invece, le quattro professioni che ricoprono più del 50% del totale degli occupati del settore sono baristacamerierecuoco ed esercente. Queste mansioni sono perciò quelle su cui si ipotizza il maggior numero di tagli, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori stagionali”. Il turismo è un settore, aggiunge Naldi, che privilegia ancora il canale del passaparola, del contatto diretto, nella ricerca di manodopera, ma le agenzie per il lavoro stanno guardando con sempre maggiore interesse a questo comparto per estenderne nel prossimo futuro il ruolo nel collocamento.

Si è inceppata la macchina stagionale del reclutamento

“Da febbraio a luglio, mese che più di agosto corrisponde al picco di massima occupazione, gli organici delle strutture crescono progressivamente, in corrispondenza dei diversi appuntamenti: settimana bianca, Pasqua, ponti primaverili, chiusura delle scuole; la festa di Pentecoste per i tedeschi, e infine l’estate. È un motore che pian piano ingrana, aumenta di giri e va a pieno regime”, riassume il direttore di Federalberghi Nucara. Il motore è però stato completamente fermo durante i mesi di lockdown e ora sconta gli effetti di una domanda insufficiente oppure che cresce pian piano. I lavoratori potrebbero trovare un’occupazione solo a stagione avviata.

“La programmazione del personale stagionale avviene a febbraio, quando in previsione della Pasqua si rinnovano i contratti del personale che riprende l’attività”, spiega a Senza Filtro Luca Cevoli, direttore di Federalberghi Riccione. Con il lockdown e l’incertezza dell’apertura, diversi associati si ritrovano oggi con gli organici incompleti di fronte a una stagione che a Riccione sta entrando nel vivo, anche se soprattutto nei fine settimana. A mancare all’appello sono i lavoratori stranieri, partiti per tornare nei Paesi di origine (Nord Africa, Europa dell’Est) durante l’emergenza COVID, e non ancora rientrati.

«Per far fronte alle necessità, gli hotel ricorrono alla rete famigliare allargata e a qualche lavoratore del settore fieristico e convegnistico fermo, pronto a riconvertirsi temporaneamente. Ma la bacheca di Federalberghi Riccione CercoLavoroinHotel.it contiene almeno 110 annunci di lavoro. Il profilo più ricercato? L’addetto ai piani». Chi ancora cerca un lavoro stagionale può, quindi, bussare alle porte della Riviera Romagnola. In generale, è chiaro che avranno più opportunità di cavarsela le imprese a gestione familiare con mura di proprietà. L’affitto e il costo del personale, infatti, mettono le aziende nella condizione di optare per la chiusura piuttosto che aprire e proseguire in perdita.

Oltre l’emergenza, un piano di rilancio. E il bonus vacanze?

Le previsioni non sono tranquillizzanti. Si guarda con timore all’autunno. FIPE chiede di prorogare la cassa integrazione, abbattere il cuneo fiscale e contributivo per ridurre il costo del lavoro in maniera efficace e mantenere i livelli occupazionali, e infine di proseguire il credito d’imposta per i canoni di locazione.

“Importante sarebbe anche il taglio dell’IVA per recuperare competitività a livello internazionale. Serve un taglio di 3-5 punti per un periodo di almeno 6 mesi o un anno. Occorre un intervento fiscale serio e duraturo per rilanciare le imprese della ristorazione”, sottolinea Luciano Sbraga. Sulla stessa linea di intervento si colloca Federalberghi, che invoca anche la riqualificazione delle strutture per una ripresa competitiva.

E il controverso bonus vacanze potrà contribuire a risollevare il settore? Il direttore Nucara invita a voltare pagina sulle critiche a esso rivolte: “Lo avremmo scritto diversamente perché avremmo destinato le risorse alle imprese, ma sul tavolo ci sono 2,4 miliardi di euro che mi auguro vengano spesi dalle famiglie in hotel italiani entro il 31 dicembre. Per imprese e famiglie rappresenta un’opportunità a cui sarebbe un peccato rinunciare a priori”.

 Da Senzafiltro

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