Scelte difficili per vite facili

  SEBASTIANO ZANOLLI 

Siamo bombardati da tecniche, consigli, guide definitive. Viviamo sotto un fuoco costante di guru, persone che ti dicono cosa sia assolutamente necessario fare, e fate, persone e idee che ti propongono un percorso facile e sempre con un lieto fine. La maggior parte delle volte, anche ad ascoltare e obbedire ossequiosamente, i risultati non arriveranno e il finale sarà un futuro ancora più problematico. In altri casi i risultati potrebbero invece arrivare, ma il costo sarà quello di perdere la propria individualità e vivere una vita priva di senso. Quello che fate e guru non dicono, quando vendono i loro manuali e i loro corsi in location mozzafiato, è che il successo non è raggiungere qualcosa applicando regole stereotipate ma conquistare il proprio futuro in linea con il proprio potenziale, i propri valori, le proprie abitudini.

Cacicchi, guru e fate

Nel 1820 dalle Americhe arrivò a Londra Sua Altezza Serenissima Gregor ISovrano e Cacicco dello stato di Poyais, un paese al di là dell’oceano, pieno di ogni ricchezza e opportunità. Il Poyais era un paradiso dove, in un’atmosfera di perenne estate, la terra era così fertile da soddisfare con poco lavoro tutti i bisogni dell’uomo. Dalle maestose montagne, rivestite di foreste di sequoie, cedri e mogano, i fiumi nobili scendevano al mare su sabbie d’oro vergine. C’era anche oro in quelle montagne – brillanti affioranti da cui ogni uomo poteva ricavare una fortuna – e pietre preziose potevano essere raccolte come ghiaia dalle colline.

Le persone erano stremate dalle recenti guerre, e quel racconto sembrava rispondere a ogni genere di preghiera. D’altra parte, “erano giorni di cartografia imperfetta e c’era spazio per un centinaio di utopie tra gli spazi vuoti delle mappe. Dato che per fare una traversata transatlantica ci volevano settimane, a volte mesi, era spesso difficile verificare l’accuratezza dei racconti di viaggio inverosimili”.

In poco tempo la storia di diffuse a macchia d’olio e iniziò a “costare”: furono stampati libri e opuscoli, aperti uffici per la vendita dei terreni. Un ettaro di terra veniva venduto a 4 scellini. Furono tantissimi a vendere i propri possedimenti, le proprie attività commerciali, e a investire nel Poyais; quello che rimaneva del loro denaro veniva convertito con banconote pagabili alla Bank of Poyais, che erano state appositamente stampate a Edimburgo. Tra il 1822 e il 1823 oltre 250 persone si imbarcarono verso il Poyais, dove chiaramente non le aspettava nulla se non una cocente beffa – e la disperazione.

La storia del Cacicco del Poyais racconta bene una questione che ancora oggi si ripete: la tendenza, soprattutto nei momenti difficili, a credere alle fate e ai guru; a dimenticarsi che ciò che non costa fatica non produce risultati. La storia del Cacicco del Poyais è una storia che ancora oggi si ripete, sotto forme diverse e nuove, veicolate dai social e impreziosite da effetti speciali e colpi di Photoshop. Una storia vecchia raccontata in modo nuovo, ma con lo stesso finale: guru senza scrupoli che si arricchiscono, fate che seducono con storie felici, persone che finiscono nella disperazione e nell’irrilevanza.

Le zavorre per un futuro concreto

Se racconti che è facile, vendi. Se credi che sia facile, compri e diventi la vittima. Il meccanismo si basa ancora su questi due punti, e altre complicazioni e fattori che sono humus per i venditori di olio di serpente, i cacicchi e i guru. Le chiamo “zavorre” perché rendono perfettamente l’idea.

La zavorra della facilità. Le persone tendono a massimizzare i propri vantaggi quando si palesa la possibilità di realizzare tanto a poco prezzo: è come se si disattivasse la capacità critica. Quando ci si rende conto che non era vero ci si ritrova con meno soldi, e in ritardo sul proprio cammino. La zavorra della facilità non genera azione, non genera risultati. 

La zavorra del lieto fine (magico). “Segui la tua passione”, “domani andrà meglio”, “Michael Jordan ha sbagliato 9000 tiri”, “il bene ritorna”. Sono solo alcune delle frasi e promesse che distolgono le persone dal creare un progetto futuro. Storie vendute a caro prezzo che per un breve periodo di tempo fanno sentire meglio le persone, ma presto o tardi le porteranno fuori da ogni gioco, nell’irrilevanza. 

La zavorra del perché. Indugiare nel perché non genera l’azione (per quanto in una prima fase sia utile). Sottovalutare e dedicare poco o nessun tempo al cosa e al come è un errore che si paga a caro prezzo. La letteratura e gli stimoli che abbiamo intorno, specie oggi, nell’era digitale, non sono equilibrate. Anzi. Tanto perché, qualcosina del cosa, quasi niente sul come. Il fatto che Start with why di Simon Sinek abbia tanto successo è sintomatico. C’è molto di vero, ma quando oltrepassiamo un ragionevole livello di attenzione sul perché e continuiamo a parlarne come se fosse l’unica cosa su cui concentrarsi tendiamo a perdere concretezza, tendiamo a perdere il cosa e il come che invece sono determinanti per la riuscita del nostro piano. Una vita significativa, come diceva Victor Frankl, è invece “una vita ricca di compiti; dove il compito è un appello alla nostra capacità di rispondere a un problema nella convinzione di poterlo risolvere”.

Come creare un progetto futuro: da dove partire

La mia esperienza mi dice che a scelte difficili corrispondono vite facili; a scelte facili, vite difficili. Non chiedo a nessuno di crederci, ma chiedo a tutti di testare e avere un atteggiamento critico verso le ricette che promettono facilità e semplicità, non foss’altro che questo meccanismo è il primo che viene insegnato in qualunque corso di vendita.

Suggerisco dunque di rovesciare la storia che guru e fate ci raccontano e di iniziare ad accettare le difficoltà, la fatica, gli imprevisti. Anzi, di partire necessariamente da qui. 

Introdotto il fattore “ostacoli”, diventa più chiaro come costruire il nostro futuro. Si tratta quasi sempre di superare gli ostacoli: chi li conosce, e chi li conosce prima che si presentino, ha buone possibilità di riuscire. Una tecnica efficace è innanzitutto comprendere quali degli ostacoli e imprevisti sono in nostro controllo e quali no.

Diceva Epitteto nell’Enchiridion: “Tra le cose che esistono, le une dipendono da noi, le altre non dipendono da noi. Dipendono da noi: giudizio di valore, impulso ad agire, desiderio, avversione e, in una parola, tutti quelli che sono propriamente fatti nostri. Non dipendono da noi il corpo, i nostri possedimenti, le opinioni che gli altri hanno di noi, le cariche pubbliche, e in una parola tutti quelli che non sono propriamente fatti nostri”.

Da Senzafiltro

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