Salvini ha fatto harakiri ma Pd e M5s possono resuscitarlo

  • Mario Margiocco

Matteo Salvini si è suicidato ma non è morto e i suoi avversari sono loro malgrado così generosi che potrebbero aiutarlo a rimettersi in salute.

L’ultimo anno e mezzo ha visto la politica italiana all’ombra di Matteo Salvini e Matteo Salvini offrire ai suoi elettori vecchi e nuovi un monoprodotto, il no all’immigrazione. Su questo essenzialmente l’uomo si è affermato come leader della Lega prima e come politico nazionale poi.

Gli attacchi a Bruxelles e alla moneta unica servivano per far vedere che il “capitano” non aveva solo il no ai negher ma anche strategie più sofisticate, una visione insomma, alimentata da idee prodotte dal portabandiera dell’anti euro e padre dei minibot, Claudio Borghi. Ma è stata l’immigrazione l’unica realtà concreta e chiara in un castello di ipotesi confuse che vedevano la marcia dei popoli, il trionfo del neonazionalismo, la fine delle élite a partire da quelle Ue, la fine dell’euro e la nascita di un nuovo mondo, a immagine di Donald Trump e di Vladimir Putin, con Salvini loro epigono italico. Qualcosa c’è, ma non nelle dimensioni, nella forza e nei tempi sperati e annunciati.

SALVINI SI È SUICIDATO MA I SUOI AVVERSARI POSSONO RIMETTERLO IN SELLA

Il voto di maggio per il parlamento europeo, stravinto da Salvini in Italia e straperso in Europa, ha rinviato tutto al futuro. La polemica esasperata contro l’Unione europea e i continui attacchi all’euro, non condivisi da parte notevole del voto leghista tradizionale, hanno fatto più male che bene a Salvini. E alla fine hanno contribuito al suo strano suicidio, scelta ultima anche in politica di chi non sa più dove andare: da uomo forte dell’esecutivo ai banchi dell’opposizione in una mossa, e tutta sua. Per scelta, dice ora. Per calcolo profondamente sbagliato, è più giusto dire. Ma può ancora sperare. Ha degli avversari così bravi che potrebbero presto rimetterlo in sella, convincendo ancor più italiani a votare per lui. E, vista la confusione che ha in testa, sarebbe un dramma nazionale.

La delegazioni della Lega da Sergio Matterella durante le consultazioni del 22 agosto.

La politica dei porti chiusi è una bestialità così come la politica dei porti aperti è un’utopia, se dietro non c’è una precisa politica dell’immigrazione, un’utopia pericolosa data la realtà delle pressioni demografiche sul fronte mediterraneo, e non solo, in Europa. Il segretario del PdNicola Zingaretti, chiede ora in vista di un nuovo governo una revisione della politica di immigrazione, ma non ne chiarisce ancora i termini, ribadendo solo i principi di «solidarietà, legalità e sicurezza». Fosse un ritorno all’accoglienza generica e non specificata, come rischia di essere, sarebbe un regalo a Salvini.

NON BISOGNA INSEGUIRE LA LEGA SULLA PROPAGANDA RELIGIOSA

Il papa deve invocare l’accoglienza, seguendo il Vangelo. È di nobile livello morale, ma di discutibile utilità politica che Matteo Renzi lo abbia fatto, nel suo intervento in Senato martedì 20 agosto, citando l’evangelista Matteo (35,25-44) là dove Cristo parla di affamati, assetati, ignudi, ammalati. Tutto sacrosanto. Ma non basta. Anche Salvini invoca la Vergine Maria e, teniamoci forte, le consacra l’Italia. Questo uso salviniano della religione è di smaccata scuola moscovita. Lì un’alleanza fra il nazionalismo imperiale e autoritario del vecchio Kgb (Putin) e le gerarchie della Chiesa Ortodossa, custodi del tradizionale nazionalismo religioso russo, stanno creando attorno all’identità eurasiatica l’ideologia del terzo millennio, dopo zarismo slavofilo e comunismo, benedetta dal Dio degli eserciti. E Salvini imita, in chiave italiana. Ma almeno sul fronte progressista l’uso dei più alti principi religiosi andrebbe usato con attenzione, questione di buon gusto e di realismo.

LA POLITICA DEI PORTI CHIUSI SENZA UNA STRATEGIA EUROPEA È FALLIMENTARE

A partire dal giugno 2018, insediamento del governo gialloverde, si è affermata grazie anche alla fattiva partecipazione dei cinque stelle una visione del tutto nazionale e nazionalista dei problemi alla quale da 70 anni e più non eravamo ormai abituati. Il M5s pensava a una rivoluzione del web che avrebbe cambiato la società italiana e ispirato il mondo, ed erano nazionalisti e anti Ue e anti euro (chi non ricorda i monologhi sconclusionati e anti europei di Beppe Grillo?) perché volevano le mani libere, e avevano così tanto “nuovo” da offrire. Salvini semplicemente era alla ricerca di una narrativa che gli consentisse di annunciare il suo “nuovo” e l’ha trovata nel più vecchio degli armamentari della politica, buono per tutte le occasioni, il nazionalismo, perfetto anche per la profonda antipatia sviluppata negli anni, per lui inconcludenti e fatti di molto assenteismo, come parlamentare europeo a Strasburgo e Bruxelles.

Frastornate dal risultato elettorale del marzo 2018, con un Pd diviso e ancora oggi bicefalo, le opposizioni hanno avuto difficoltà ad affermare e far percepire dal pubblico l’inconsistenza di una politica dell’immigrazione che chiude i porti, smantella il sistema di accoglienza esistente, per quanto discutibile, e non cerca una soluzione di lungo periodo, che può esistere solo su scala europea, creando alleanze con gli altri Paesi. Costringendoli, in tutti i modi, ad affrontare il problema immigrati in una dimensione comune. Che non è solo ripartire gli arrivi. Salvini avrebbe dovuto agire molto di più in Europa. Ma non gli piace farlo. È convinto che sia un mondo finito. Ma fatica a indicare un mondo nuovo, lo tratteggia vagamente ma non sa neppure lui veramente di che sta parlando.

IL CAPITANO RIVELATOSI SERGENTE SPERA NEGLI AVVERSARI

In questa confusione, senza la “rivoluzione” del voto europeo di maggio, Salvini alla fine ha perso la testa, dimenticando che in parlamento i pentastellati hanno il doppio dei suoi seggi e sono loro numericamente il perno di qualsiasi alleanza, con lui o con il Pd. Perno numerico, non leader di idee e di proposte. Sbagliando calcolo, Salvini si è trovato fuori da un governo nel quale ancora oggi, a dimissioni del presidente del Consiglio avvenute, vorrebbe rientrare; ha consentito a Giuseppe Conte di togliersi in pieno parlamento numerosi sassolini dalle scarpe, fin troppi.

Matteo Renzi e Matteo Salvini al Senato.

Ha anche fatto risorgere dall’oblio il “padre nobile” dimenticato, Beppe Grillo; ha sconcertato i suoi che cercheranno d’ora in avanti qualcosa di più collegiale, per evitargli colpi di testa. Ma Salvini, ahimé, non è finito. Tra i cinque stelle ormai svuotati, se mai hanno avuto qualcosa da dire, e decisi a prolungare il più possibile questa piacevole avventura romana, e i Pd bicefali con Renzi sempre sugli spalti, il futuro è incerto. E il “capitano” rivelatosi poi un sergente maggiore potrebbe riacquistare qualche gallone. L’operazione per salvare il soldato Salvini è più che possibile e i suoi avversari potrebbero, senza rendersene conto, farla scattare presto.

Da Linkiesta

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