Romeo e la congiura politica

 Dal carcere l’imprenditore Romeo grida la sua innocenza, novello Silvio Pellico e giura di essere vittima di un complotto politico, che trova proni molti retroscenisti a descriverlo nei dettagli, senza uno straccio di quelle prove che chiedono ai Pm. Vediamolo: come nelle fiabe, tutto iniziò al compleanno del Senatore Sposetti, presidente della Fondazione Berlinguer, che conserva i beni, pare 500 milioni di euro dell’ex Pci; prima che gli ex Dc scalassero il partito, Sposetti aveva messo in salvo il tesoro. Tra i presenti, oltre a vecchie glorie del Pci, come Macaluso, Tortorella ecc..,figuravano l’ex Presidente Napolitano e D’Alema, tra i giovani, invitato solo il ministro della giustizia Orlando, investito dai vegliardi della loro eredità politica e pare in futuro, anche materiale. Lì sarebbe nato il disegno di riprendere la “ditta”, marciando divisi, per colpire uniti. Primo passo: eliminare il Tartarino di Firenze. Indebolito da molte sconfitte, azzoppato dalla scissione, si vede contrapposto il giovane Orlando, ministro della Giustizia e come d’incanto l’affare Consip si ingrossa: il Romeo renziano soppianta sui giornali quello grillino, babbo Renzi come sempre si agita, non bastava papà Boschi e la congiura è partita; mentre Orlando fa il signore, Cuperlo e soprattutto Emiliano, ex dalemiani, martellano ai fianchi il ducetto di Rignano. Vogliono che perda molto sangue al congresso e alle primarie, ma si preparano a matarlo dopo le politiche, se Bersani si dimise per non aver vinto abbastanza, come farà Renzi a non dimettersi, se perderà? Poi di nuovo tutti assieme, dalle scissioni alle riunificazioni, per il governo, in tanta confusione, potrebbe venir buono Mario Draghi, in scadenza nel ’19. Vero? Falso? Verosimile, visto che ci stiamo ancora chiedendo quali poteri abbiano portato al governo il giovanotto di Rignano, non sarebbe impossibile che gli stessi ne decretassero la fine. Quando l’Espresso mette in copertina il Giglio nero e gli editoriali di Repubblica cambiano verso, significa che il tempo sta cambiando e pure i silenzi contano: assordanti quelli degli ex democristiani: Franceschini e Delrio, di certo non stanno pregando per Matteo, ma chiedendo la grazia di succedergli, anche se sarà difficile prendere il fiocco del calcinculo. Per quanto riguarda Romeo, dichiaratosi prigioniero politico, verrà il tempo della liberazione e di nuovi appalti: dopo il primo arresto, i suoi fatturati sono esplosi, cambiano gli uomini, non i sistemi. Infine per i papà del Giglio magico diminuirà il traffico delle indulgenze, pardon, delle influenze e potranno dedicarsi a fornire statue della Madonna a tutti gli ospedali italiani, almeno i pazienti, in un’epoca di tagli, sapranno chi pregare.

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