Romanzo industriale

ilvaC’era una volta una famiglia di imprenditori proprietaria di uno dei principali siti siderurgici non solo italiani, ma tra i maggiori in Europa, che continuamente tallonata ed incalzata da leggi ambientaliste per il rispetto territoriale della salute pubblica, nel contenimento di residui nocivi ed emissioni del ciclo di lavorazione, individua la mancanza di convenienza economica nel continuare od ampliare, per adattamento a sempre nuovi standard, le spese in sicurezza e tutela ambientale.

Così che un bel giorno, il capostipite, fa sapere a chi di dovere in Regione ed in Comune che avanti di quel passo non può più andare e che preferisce gettare la spugna, piuttosto che soldi dalla finestra!

Nell’udire tali parole gli uomini delle istituzioni di quel territorio hanno un sobbalzo sulla poltrona, così che cercano di calmare i Signori padroni dell’acciaieria, promettendo loro che una soluzione verrà trovata, che occorre senso di responsabilità per le oltre 16000 famiglie di lavoratori coinvolte e che l’orgoglio dell’industria siderurgica italiana deve restare tricolore. Tutti insieme pensano all’annosa soluzione del problema.

Soldi in cassa di Regione e Comune non ve ne sono manco a parlarne, chiederne allo Stato idem cum patate, poi, anche se fosse, ci sarebbe la grana degli aiuti di Stato nei confronti di una impresa privata che lederebbe al mercato di libera concorrenza di settore, in ambito europeo, secondo l’articolo 107 del TFUE. ” A meno che…… un attimo!” esclama uno di loro. “Quest’articolo dice anche che la Comunità Europea accetta deroghe nei casi in cui sopraggiungano gravi motivi sociali dovuti a sottoccupazione, disastri ambientali od altri casi eccezionali”.

Ed un altro dei presenti risponde” Già, ma qui grazie a Dio non c’è sottoccupazione……. e nemmeno inquinamento di molto superiore al consentito o comunque siamo ai livelli di Germania e Francia”. ” D’accordo queste cose non sono ancora così gravi da eludere la sorveglianza europea in materia legale, ma la gravità del caso la possiamo sempre creare o minacciare. Facciamo scoppiare un tale casino sociale che voglio proprio vedere come faranno sia a Roma che a Bruxelles ad impedire aiuti economici…… e poi chissà che non ci scappi anche qualche soldino dalla Bei” replica il primo. E l’imprenditore che fino a quel momento aveva ascoltato in un attento silenzio…” Certo!  Anche i sindacati sicuramente saranno dalla nostra”. Sempre il primo interlocutore, che ormai si sente il regista, aggiunge “Ho già in mente una persona, un Puparo che ci aiuterà nel trovare qualcuno che prema il pulsante del detonatore…….. Farebbe al caso nostro un magistrato, ad esempio, che sia stanco della vita giudiziaria e che voglia fare carriera politica, o uno di quelli imbevuti di ideologie verdi che apparentemente ci farà danno, ma poi dall’alto gli stacchiamo la spina al momento giusto, eh, eh… D’accordo allora! E tutti si strinserocon energia la mano.

Questa naturalmente è una visione dei fatti di fantasia, ma come diceva Giulio Andreotti, chi pensa male fa peccato, ma spesso ci prende.

Una situazione sintomatica di come si pianifichi in Italia un po’ per tutto, compresa la materia politico-economica, che porta ai risultati di cronaca di questi giorni in Puglia. Il danno ormai è fatto e viene da anni di rimpalli e rimandi di responsabilità, di anni in cui si è infilata la polvere sotto il tappeto di politica locale ed impresa. Ora occorre sicuramente tutelare i posti di lavoro e la salute di chi vive nei pressi del Sito. Ma non è certo un bell’ esempio di come ci guardano fuori dai confini, nei chiari di luna attuali. Non è necessario che una grande fabbrica resti governata da imprenditori italiani, è altresì necessario che vengano gettate le basi e che vengano redatte leggi chiare, interpretabili da chiunque, non scritte in Aramaico antico e che ci siano i soldi, per fare impresa in Italia.

Achiunque voglia investire per rimanere e non per acquistare, smontare e trasferire quote di mercato altrove, servono serietà, comunicazione e collaborazione pianificatrice tra le parti sociali, non furbizia speculatrice da una parte o estremismo Hezbollah ambientale dall’altra.

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