Romanzo criminale

20120522 093534 02F25D84 resize 253Non è uno spot del libro o del serial televisivo.

È il racconto della sconfitta della brava gente da parte dei criminali che la vessano e talvolta la uccidono.

Nello specifico prenderò in esame la storia dei terremoti in Italia.

Limitiamoci al dopoguerra. Belice, Napoli, L’Aquila, Emilia. Il terremoto è imprevedibile e devastante. Ma altrettanto devastanti sono i danni non evitati. Ovvero gli edifici crollati nonostante la costruzione sia avvenuta quando erano vigenti le prescrizioni antisismiche. Terremoto dopo terremoto ci siamo resi conto che gli edifici che non sarebbero dovuti crollare non erano una percentuale trascurabile. Uno Stato normale avrebbe richiesto garanzie ai responsabili della mappatura geologica, ai progettisti, alle ditte appaltatrici e subappaltatrici, richiedendo una verifica o almeno una certificazione terza.

Visto quanto si riscontrò all’Aquila, ci si sarebbe aspettato sanzioni pesanti nel caso di difformità dalle norme di legge. Ci si sarebbe aspettato che gli Ordini facessero chiarezza su chi firmò perizie o progetti. Che la Regione, la Provincia e i Comuni interessati chiedessero conto a chi aveva concesso le licenze edilizie. A me risulta un silenzio devastante, magari, spero, sono poco informato. Ora è toccato all’Emilia, cadono anche capannoni costruiti negli anni ottanta, magari quelli della “premiante” legge Tremonti. Quelli fatti per non pagare le tasse, nel mito che poi si sarebbero affittati, ma dovevano rispettare due criteri:

– avere aree fabbricabili a disposizione

– costare poco.

Al primo criterio provvide una sospetta amministrazione del bene pubblico, che in maniera almeno dubbia dispensò aree artigianali/ industriali non con criterio oculato e infrastrutturato, ma a pioggia, un po’ per tutti.

Al secondo ditte costruttrici, con subappalti a cascata e con finalità risibili. Io, che in quel periodo cercavo un capannone in affitto per conto di una ditta industriale, non trovavo niente su cui mandare muletti da cinquanta quintali, non garantiva il pavimento, o in cui montare carri ponte, non garantivano le colonne.

Li chiamavo “capannoni per carta igienica”, potevano giusto servire come magazzini per quel materiale, o poco altro. Molti sono ancora sfitti adesso. Altri purtroppo sono stati utilizzati. Queste per me sono morti bianche.

Mi aspetto solidarietà e gente in piazza per urlare: mai più!- e schiodare dal comando tutti quei coccodrilli che prima “mangiano” e poi piangono. Non di dolore, ma per la pesantezza del “pasto”. E non mi importa se si pentono, neppure se si inginocchiano.

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