Roma e le stelle cadenti

21982 Più che i i raggi del sole, a Roma fa notizia la caduta delle stelle. I primi cento giorni di Virginia Raggi si consumano nel tentativo di comporre una squadra di governo, una volta completata, mantenendo un certo numero di collaboratori del commissario Tronca, il castello di carte è caduto con le dimissioni della capo di gabinetto, dell’assessore al bilancio e dei capi di Ama e Atac, tutti personaggi dell’apparato, legati alla gestione Tronca. Il Pd grida al fallimento, ma considerando i danni che ha fatto nei suoi decenni di governo, questo non è per ora un problema, però c’è da chiedersi come mai Chiara Appendino viaggi come un treno,mentre la fascinosa Virginia incontri tante difficoltà. La risposta più semplice è che Roma non è Torino e che i guai della Capitale sono enormi, ma questo fatto dovrebbe spronare alla compattezza, non alla divisione. E’ evidente che nei 5 Stelle si fronteggiano due linee, una che crede sia necessario, per governare la Capitale, un accordo con la parte meno compromessa del ceto dirigente, l’altra che ritiene che la politica debba prevalere evitando ogni compromesso, comprese le Olimpiadi. Non ci sembra che nel movimento grillino sia chiaro che una debacle a Roma significa far vincere Renzi alle prossime elezioni e mandare in crisi il movimento stesso. La linea della “purezza” pagherebbe se i grillini avessero una classe politica e manageriale già pronta, già rodata da prove di governo,ma così non è, inoltre per definizione Roma è città complessa e trasversale, come sono le capitali ed è impensabile governarla senza una buona dose di realismo, sfidando tutti i poteri forti o marci, che l’hanno sempre governata. Meglio sarebbe affrontare i “nemici” divisi, che ricompattarli tutti, dai palazzinari ai sindacati. Il caso delle Olimpiadi ci aiuta a capirci, la volta precedente a respingerle fu il governo Monti, cioè chi doveva mettere i soldi, Renzi invece le vuole, ma è disposto a scaricare sulla sindaca la responsabilità del no. Le Olimpiadi sono una spesa non prioritaria per l’Italia, ma un vantaggio per Roma, che avrebbe pagate e realizzate strutture di cui ha enorme bisogno,da qui la scelta tra purezza e compromesso. Si dirà che le Olimpiadi sono l’ennesima occasione per ingrassare consorterie e ladri, vero, ma è un problema di Renzi, Delrio e Cantone. La Raggi dovrebbe portare a casa il completamento dei lavori in corso, metropolitana, il rifacimento di vecchi impianti sportivi e il completamente di opere sospese, tutte cose che altrimenti ben difficilmente verrebbero finanziate, i debiti resterebbero a carico dell’Italia e non di Roma. La megalomania del Governo potrebbe essere un vantaggio per la Raggi. Del resto la Appendino, mentre taglia 60 dirigenti, taglia gli stipendi dello staff, si guarda bene dal litigare con la Fiat, che ben conosce, essendo stata revisore contabile della Juventus e riceve perfino un vecchio notabile come Salza, che conosce tutti, avendo passato tutte le chiese. Questo in politica si chiama gestire la realtà come è, non come la vorremmo. Sui 5 Stelle romani pesa la responsabilità di tenere aperta la partita politica nazionale, visto lo stato comatoso del centro-destra, è una responsabilità grande, che interessa anche chi grillino non è. Sprecarla per beghe personali, per infantilismo politico o peggio, per insipienza, sarebbe un errore che pagherebbe il Paese.

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