Riforme istituzionali, questione aperta

imagesLe precedenti delle riforme costituzionali non sono incoraggianti. In particolare, non sembra che l’attenzione al cosiddetto “metodo” delle riforme costituzionali, nel senso di andare ad individuare procedure e organismi derogatori rispetto alle disposizioni dell’art. 138, abbia portato fortuna, dalla Commissione Bozzi degli anni Ottanta alla Commissione De Mita-Iotti della prima metà degli anni Novanta, dal successivo Comitato Speroni e alla Commissione D’Alema della seconda metà del medesimo decennio, che doveva mandare avanti l’intesa con Berlusconi, nel famoso “patto della crostata “ in casa di Gianni Letta.

Per contro, sempre nello stesso arco temporale, con le procedure dell’art. 138,(che recita “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi) sono state fatte , in passato, revisioni costituzionali anche importanti come l’istituzione del cd “semestre bianco “, la disciplina dei reati ministeriali, i procedimenti di concessione di amnistia e indulto, la forma di governo regionale e all’autonomia statutaria, modifica Titolo V,… parità tra i sessi per l’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive, divieto assoluto della pena di morte e così via).

In fondo, anche la discussa maxi-riforma del centro-destra fu poi bocciata dal referendum costituzionale del 2006 ma era stata approvata , senza nessuna forzatura di tempi e di procedure, con un procedimento ordinario.

A nostro modesto avviso stare dentro l’articolo 138 dunque non solo non è di ostacolo, ma aiuta. Ecco perché è importante che la legge costituzionale che, sulla base delle mozioni parlamentari, prevederà la “normativa accelerata” per la revisione costituzionale costituisca un rafforzamento e non un indebolimento delle garanzie costituzionali.

La legittimità costituzionale di una deroga all’articolo 138 è strettamente collegata alla circostanza che la deroga comporti un aumento e non una diminuzione delle garanzie, in quanto non si può dare, nell’ottica della Costituzione italiana e dei suoi principi di fondo, contrasto alcuno tra le esigenze della rigidità costituzionale e il principio di efficienza delle istituzioni. Né il richiamo al principio di rigidità costituzionale deve far pensare a una sorta di passatismo o conservatorismo costituzionale inteso in senso deteriore.

La rigidità della Costituzione è infatti un’acquisizione preziosa del costituzionalismo liberal- democratico – e una conquista irrinunciabile delle democrazie moderne – perchè significa anzitutto la protezione dei più deboli e delle minoranze ed è un valore da non perdere mai.

Certo, anche le decisioni sulla riforma elettorale e costituzionale, insieme a quelle di riforma economico-sociale, sono indispensabili per riannodare opinione pubblica e istituzioni, ma per poter procedere bene è importante che si parta bene. E partire bene vuol dire anche non farsi abbacinare da falsi miti o semplificazioni. Ne vedo in particolare tre.Un primo equivoco riguarda il rapporto tra decisione sulla forma di governo( parlamentare, premier forte, cancellierato) e sistema elettorale ( maggioritarario o proporziale nelle diverse verioni).

Si deve fare molta attenzione a pensare che la legge elettorale sia una conseguenza della scelta sulla forma di governo. È vero, per contro, che la legge elettorale o, meglio ancora, la formula elettorale influenza sempre il funzionamento della forma di governo, come abbiamo avuto modo di sperimentare nel nostro Paese avendo convissuto la medesima forma di governo disegnata dal Costituente con ben tre diverse leggi elettorali.

In un’audizione del 18 marzo 1997 presso la Commissione bicamerale dell’epoca vi fu un memorabile dialogo tra Giovanni Sartori- che tutti conoscon o come grande firma del “ Corriere “ e l’allora senatore Leopoldo Elia, già emerito presidente della Crote Costituzionale, nel quale il prof. Sartori ebbe ad ammettere che sì, era vero, «le gambe stanno nel sistema elettorale, lì bisogna partire». Ecco perché, a fronte della penosa e costituzionalmente problematica legge elettorale vigente, da lì si dovrebbe davvero cominciare.

Un secondo equivoco consiste nell’imputare alla Costituzione disfunzioni che invece vanno imputate ad altre cause, cioè appunto alla legge elettorale, ai regolamenti parlamentari, alla loro interpretazione e alle prassi applicative, al (mal)costume politico-parlamentare.

Un terzo equivoco attiene alla non sempre chiara distinzione tra potere costituente, che non appartiene a questo Parlamento, e potere costituito, che invece è quello che può e deve esercitare. Un potere costituito deve stare dentro i principi supremi della Costituzione, ispirarsi a quelle caratteristiche di equilibrio delle diverse parti e di aderenza alla storia nazionale che essa possiede.In un intervento di metà anni Settanta Aldo Moro, di cui ho sempre ammirato la lucidà e la lungimiranza di giudizio, ammetteva non essere più di tanto interessato a modifiche costituzionali e di essere forse più interessato ai profili di giusta attuazione delle norme costituzionali: se però, aggiungeva, decidiamo di avere bisogno di cambiamenti, allora dobbiamo farlo con decisione, perché le istituzioni sono al servizio della persona.

Ai problemi di giusta attuazione, che continuano a essere presenti e ai quali il cattolicesimo democratico e popolare è sempre stato storicamente sensibile, oggi si aggiunge la necessità di ripensare il nostro bicameralismo, di realizzare un migliore equilibrio tra esigenze di rappresentanza ed esigenze di governabilità, di tenere insieme meglio centro e periferie, di dotarci con urgenza di una legge elettorale che aiuti a ricostruire un rapporto tra gli elettori, sempre più rari, e gli eletti, sempre più soli. Speriamo che l’invito di Moro non sia disatteso dai nostri attuali legislatori, fra cui vi sono figure di rilievo nel campo del diritto costituzionale e pubblico.

Penso sempre al fine giurista, Costantino Mortati, che eletto alla costituente per la DC, che seppe scrivere norme di alto valore etico e sociale ed essere uno dei più valenti commentatori ed interpreti .già negli anni ’50, della nostra carta Costituzionale.

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