Riformare la Costituzione

costituzione italiana verso nordL’Italia ha bisogno di riforme.

Ce lo ripetiamo da oltre venti anni.

Tuttavia, le ultime pronunce della Consulta Costituzionale confermano che questo Paese è irriformabile.

Se vengono bocciate perfino riforme sentite quasi unanimemente come indispensabili e non più prorogabili, viene da chiedersi chi o che cosa potrà mai cambiare l’Italia.

Nel giro di pochi mesi la Consulta ha cassato il taglio alle super pensioni, il taglio delle Province, l’abolizione degli enti strumentali di Regioni ed enti locali e la possibilità di mandare a casa i governatori che mandano in default i bilanci regionali.

Le ragioni di tali bocciature hanno a che fare più con la filosofia del diritto che con le urgenti necessità degli italiani ed evidenziano i margini di discrezionalità con cui si muovono i giudici costituzionali.

Va detto con chiarezza che le ultime pronunce della Consulta hanno di fatto azzoppato se non annullato ogni tentativo di riforma strutturale.

Si può obiettare che i tentativi di riforme avviati dal Governo Monti, in particolare con il decreto 95 del 2012 (sulla revisione della spesa), non fossero organici e viziati dalle visioni di una maggioranza parlamentare anomala e dalla ristrettezza dei tempi.

Ma resta il fatto che l’estate scorsa il parlamento, in fase di conversione del decreto, aveva già annacquato i provvedimenti di Mario Monti e che le sentenze della Consulta li hanno definitivamente affondati.

D’altro canto, chi pensa di poter attuare riforme organiche con l’attuale parlamento è un ingenuo o è in malafede.

Così, ci ritroviamo a vivere nel paradosso per cui ogni tentativo di allineare l’Italia al tempo in cui viviamo è incostituzionale, ma possiamo gloriarci di avere la costituzione più bella del mondo!

Non so se ci sia o meno nella Consulta la consapevolezza di aver di fatto certificato che le riforme necessarie non sono attuabili nel nostro Paese in modo costituzionale.

In ogni caso mi pare un bel guaio, perché le riforme sono necessarie all’Italia, ormai, più della Costituzione.

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