Riforma fiscale. Coraggio o prudenza?

Sul fatto che occorra una seria riforma fiscale sono tutti d’accordo, il problema è come farla, poiché come per la nazionale di calcio, ognuno ha la sua soluzione ed ovviamente prevede che il conto lo paghino gli altri. All’incontro organizzato dalla Cisl nel fine settimana scorso, si sono scontrati Maroni e Tremonti, i due ministri forti del governo: il primo ha detto che occorre coraggio, il secondo ha risposto che occorre prudenza.

Allora serve più coraggio o prudenza? Al momento, soprattutto un po’ di pazienza, infatti Tremonti ha commissionato una fotografia della giungla fiscale italiana, che dovrebbe vedere la luce il diciotto di giugno. Dopo averla digerita, si comincerà a capire quale potrebbe essere la direzione giusta: probabilmente, come direbbe Lapalisse, occorreranno prudenza e coraggio. La prima per non derogare dalla linea di rigore, che seppure pagata principalmente dal lavoro dipendente, è l’unica che ci tiene al riparo dagli attacchi della speculazione e ci evita di fare, come si suol dire, il passo più lungo della gamba. Però serve una dose anche maggiore di coraggio, per disboscare la giungla delle esenzioni e delle facilitazioni corporative, accumulate negli anni. Il costo economico di una simile operazione è basso, anzi si guadagna, ma il costo politico è salatissimo, si tratta di toccare privilegi stratificati, il che potrebbe comportare una botta elettorale. Inoltre occorre il coraggio di alleviare l’imposizione sui redditi da lavoro, aumentando quella sui consumi e sulle rendite, anche se l’aumento dal 12,5% al 20% della tassa su queste ultime, per varie ragioni non darà un grande gettito, resta ugualmente una misura giusta. Se Tremonti non vuole tassare casa e Bot, deve aumentare l’Iva, perché i salari possano respirare. Infine occorre coraggio per colpire l’evasione ed il sommerso, da lì può venire il denaro per abbassare le tasse. Così come aiuterebbero leggi severe sulla corruzione, la confisca dei beni malavitosi, la definizione dei contenziosi, il licenziamento dei disonesti e sui tagli degli scandalosi costi della politica. Tutte cose che non costano nulla ed anche se rendessero poco, aiuterebbero chi tiene in piedi la baracca con l’ingegno ed il lavoro, a sentirsi un po’ meno preso per i fondelli. Perciò in attesa dei dati di metà giugno, si può fin d’ora dire che la prudenza senza coraggio serve a frenare il declino, non certo a ripartire.

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