Ricetta Reagan per fermare gli scioperati – Carlo Lottieri

 Occorre fare rispettare i contratti e la parola data, altrimenti le logiche sindacali avranno sempre la meglio sui diritti dei consumatori e sulla libertà d’intraprendere

Il vergognoso comportamento degli addetti dei servizi di terra di Malpensa e Linate, che ieri hanno causato ritardi anche di alcune ore a vari voli in programma, esigerebbe una risposta adeguata.
Uno sciopero senza preavviso e con conseguenze talmente pesanti, in un momento cruciale per l’intero settore del turismo, dovrebbe essere giustamente sanzionato, come avvenne trentasei anni fa in America.
Era l’agosto del 1981 e il presidente Ronald Reagan dovette fare i conti con l’assenza dal lavoro dei controllori di volo. La reazione fu netta, anche per far capire che un’inadempienza contrattuale non può essere senza conseguenze: specie quando mira a sfruttare la posizione di un piccolo gruppo di lavoratori per ricattare milioni di persone. Trentasei anni fa Reagan licenziò da un giorno all’altro ben 11mila persone, difese il principio che ognuno è tenuto a tenere fede alla parola data (i contratti, insomma, vanno rispettati) e si schierò con quanti hanno il diritto una volta acquistato il biglietto di poter volare. In quella circostanza i lavoratori americani, sostenuti dai sindacati di settore, pretendevano un aumento salariale assai alto: una media di 10mila dollari annui a testa. Un onere che l’agenzia federale non era in grado di sostenere e che non si poteva fare gravare sui contribuenti.
Nel conflitto di questi giorni la situazione, a dispetto delle apparenze, è abbastanza simile. Da mesi i sindacati sono sul piede di guerra perché Ags – una delle società che gestisce i servizi di terra nei due aeroporti milanesi – intende subappaltare una parte del lavoro alla cooperativa Alpina. Ovviamente, l’azienda cerca di ridurre i costi e migliorare la qualità dei servizi, e per questo compie le proprie scelte imprenditoriali. Purtroppo una larga parte del mondo del lavoro continua a ritenere che, in nome delle proprie pretese, si possa limitare la libertà dei consumatori e quella degli imprenditori.
È interessante come il corporativismo nazionale stia mettendo sotto accusa Ags, a cui si imputa (ma è normale tutto ciò?) di praticare tariffe troppo basse. Non è un caso che Ags lavori per Ryanair e questo ci dice che nel mondo dei trasporti aerei ci troviamo sul confine tra un vecchio universo italiota (fatto di parassitismi e protezioni) e il nuovo mondo dei low cost, della possibilità per tutti di viaggiare, di una concorrenza che si sforza di servire sempre al meglio il pubblico e, per questo, cerca pure di abbassare i costi.
Perché possa prevalere quella parte della nostra economia che crede nell’innovazione e nel primato dei diritti del consumatore, ci vorrebbe pure da noi un Reagan: la politica, insomma, dovrebbe schierarsi dalla parte del diritto e contro i soprusi. Ogni scelta di licenziare o meno lavoratori spetta, ovviamente, all’impresa stessa. Ma sarebbe opportuno che le aziende che subiscono simili danni avessero la possibilità di farlo. In assenza di tutto ciò, le logiche sindacali avranno sempre la meglio sui diritti dei cittadini e sulla libertà d’intraprendere.

 

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