Ricerca: in Veneto un polo unico per l’eccellenza

bottacin1La ricerca in Veneto è ai livelli più alti in Italia.

Lo ha certificato l’Anvur, l’Agenzia per la valutazione universitaria, al termine di un percorso di valutazione durato anni.

Non è il caso però di sedersi sugli allori, perché se vogliamo che le nostre università diventino eccellenze riconosciute a livello globale e contribuiscano a traghettare l’economia veneta e italiana verso lidi più rosei degli attuali, dobbiamo agire su alcune leve specifiche.

Vorrei che non passassero sotto silenzio le affermazioni del professor Massimo Castagnaro e invito il presidente della Regione Luca Zaia e i miei colleghi in Consiglio a riflettere seriamente in merito all’unificazione degli atenei veneti.

Nei giorni scorsi Castagnaro ha spiegato che, visto il numero di eccellenze (Padova nelle aree scientifiche, Ca’ Foscari nelle scienze umanistiche; lo Iuav tra i politecnici; Verona al top nella medicina), se si unificassero gli atenei, “l’aggregazione consentirebbe loro di farebbe un salto enorme a livello mondiale.

Tanto da competere con le migliori istituzioni internazionali. Aggiungo che un polo universitario di eccellenza avrebbe almeno due riflessi decisivi per una svolta: contribuirebbe a fermare l’emorragia di cervelli, diventando attrattore di talenti e competenze da un lato, avrebbe enormi ricadute positive sull’economia.

Prendiamo la sanità, solo per fare un esempio: basti pensare alla farmaceutica e alle tecnologie collegate al settore, caratterizzate da altissima precisione e strumentazioni all’avanguardia, per comprendere come un grande polo di ricerca possa diventare di per sé stesso il motore economico di un indotto dove le idee trovano le risorse indispensabili (competenze umane e tecnologie) per trasformarsi in progetti concreti.

Ora, invece, concentriamoci un momento su quello che sta facendo il Consiglio regionale.

La V commissione sta definendo le schede ospedaliere che se tutto va bene, saranno valide per i prossimi 5 anni (ma le precedenti, quelle ad oggi ancora in vigore, son durate più di dieci anni!).

Non credo che le sorti della sanità veneta cambieranno con queste schede e probabilmente nemmeno il bilancio generale ne beneficerà gran ché. Per contro, potremmo avviare uno dei grandi processi di innovazione di cui il Veneto ha estremo bisogno.

Potremmo cominciare proprio aggregando le due aziende ospedaliere di Verona e di Padova per la gestione unica del polo universitario, la ricerca in campo sanitario e la formazione.

Ovviamente, l’unificazione non riguarda le sedi, ma il cervello.

Se avesse finalmente fine lo sperpero assurdo di energie e risorse tra Verona e Padova, dovuto a rivalità e doppioni, potremmo mettere in gioco anche le eccellenze di Vicenza, Mestre e Treviso.

Nascerebbe uno dei centri più qualificati al mondo nella ricerca sanitaria e potrebbe diventare uno dei principali asset per un Veneto non più zavorrato da retrogradi campanilismi ma finalmente proiettato a giocare in attacco, non in difesa, la sfida dei grandi cambiamenti globali in atto.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.