Revenant Berlusconi

ok Il silenzio mediatico che ci stava regalando Silvio Berlusconi, nelle settimane post voto dalle Amministrative, non era il frutto di nobili riflessioni interiori o revisioni spirituali atte ad elevare il proprio Karma, ma bensì il tempo necessario da dedicare allo studio ed all’analisi particolareggiata di quei motivi che stanno alla base del successo popolare di Beppe Grillo.

Quasi che la ribalta del comico genovese gli avesse risvegliatol’animo guerriero che lo contraddistingue, determinandolo ad allontanare il torpore depressivo dovuto ai recenti insuccessi.

L’occasione per irrompere di nuovo sulla scena è stata per la seconda volta la crisi dell’Euro, affermando o meglio ribadendo concetti economici del tipo: meglio sarebbe se l’Italia tornasse alla Lira, che la Bce dovrebbe stampare banconote o addirittura che la Germania debba uscire lei dall’Euro, in quanto artefice di un sopruso verso i partner europei. A parte l’ultima, tutte sparate già espresse in precedenza, poi smentite con il suo solito stile per cui era stato frainteso o vittima di una campagna denigratoria delle Sinistre.

Va detto che pochi lo stanno ad ascoltare e nessuno lo prende più sul serio in casa nostra, sono comunque affermazioni gravi e di un populismo clamoroso, per colui che pur tuttavia rappresenta sempre il primo partito di maggioranza relativa ed in quanto tale, il maggior sostenitore del Governo tecnico. All’estero comunque le sue parole arrivano all’orecchio di chi dovrà prendere decisioni politiche ed economiche che ci riguardano, in base ad accordi o premesse odierne, ma anche in base ad una loro eventuale conferma da chi sarà a guidare in futuro il possibile Governo che subentrerà a quello attualmente in carica.

Nel caso gli eventi si deteriorassero a tal punto da tornare alla Lira nessuno è in grado di sapere veramente e nei particolari cosa possa accadere. Le grandi banche internazionali o le banche centrali dei singoli paesi hanno fatto solo ipotetiche simulazioni, ma per quanto tali rimangono teorie, in tutti modi qualsiasi cosa accada all’economia finanziaria o reale e in conseguenza alla nostra vita di quotidiana, è certamente nulla di buono. Alcune situazioni economiche sono abbastanza prevedibili.

Prima di tutto torneremmo ad avere una Banca d’Italia che può stampare denaro, questo è vero, con il problema che non varrebbe più granché, onde per cui stampa e ristampa fin che vuoi, ma sarebbe come vuotare il mare con un cucchiaio: l’inflazione immediatamente scapperebbe fuori controllo addentandoci, inferocita, alla gola (vedi Repubblica di Weimar).

Secondo grave problema i nostri Titoli di Stato verrebbero declassati a Junk Bond, cioè spazzatura, quindi non ne piazzeremmo manco uno sui mercati, il denaro necessario per pagare gli stipendi pubblici e le pensioni arriverebbero dal Fondo Monetario, che per suo statuto è lì apposta, ma quando arriva son dolori, tali che farebbero sembrare la manovra finanziaria di Monti come una pioggerella estiva. Le nostre banche, ovviamente, non potrebbero più utilizzare Titoli di Stato come collaterale sul mercato secondario, non ottenendo quella liquidità necessaria per ottemperare alla propria attività ordinaria. Onde per cui chiuderebbero i battenti per un po, con i nostri residui risparmi intrappolati dentro come ostaggi (vedi Argentina 2001). Ma questo ancora è niente: chi detiene, attraverso i risparmi di una vita di sacrifici, due soldini, sempre in Titoli di Stato italiani, se li vedrebbe abbattuti nel proprio valore alla scadenza di almeno un 40 o 50%, così, dall’oggi al domani, come prendere una mazzata nei denti nel buio. Senza nemmeno poterli vendere perché probabilmente non avrebbero acquirenti.

Qualcuno afferma candidamente che come conseguenza nell’adottare una moneta debole avremmo un boom nelle esportazioni con conseguente aumento del lavoro e dell’occupazione. Questo accadrebbe però, nella migliore delle ipotesi, a distanza di tempo, quando cioè la situazione decanta. Nell’immediato ogni paese confinante o meno, debole o forte, economicamente che sia, come reazione istintiva di protezione dei propri mercati applicherebbe dazi doganali tali da inficiare il vantaggio monetario altrui, paralizzando il commercio estero. Per quanto concerne poi le partite correnti delle imprese, chi vanta crediti con l’estero se li vedrebbe trasformati in Lire, chi detiene una posizione debitoria sarebbe costretto a tenersela nella valuta del paese in cui l’impresa creditrice è ubicata, quindi spesso si verificherebbero situazioni di perdite enormi sui cambi per le nostre imprese. Senza considerare il rincaro delle materie prime che sì subirebbero, in un primo tempo, un calo delle quotazioni sui mercati a causa del terremoto finanziario, ma essendo valutate in dollari, rimarrebbero sempre molto care, oltre al fatto che man mano si normalizzerà la situazione avrebbero un sicuro rincaro dovuto alla maggiore domanda. Insomma un bel quadretto tanto per cominciare. Detto ciò Berlusconi farebbe meglio a moderare le proprie uscite perché o non sa di che parla o non pensa a ciò che dice, risultando difficile capire cosa sia peggio.

Il suo problema forse è che ormai risulta la parodia di ciò che rappresentava agli inizi degli anni 90, che fu alla base del suo successo: la figura del Cavaliere senza paura, la macchia l’aveva, ma gli italiani erano stati persino disposti a passarci sopra, perché avevano visto in lui, prendendo un abbaglio, l’uomo della provvidenza che avrebbe liberato tanti piccoli o grandi imprenditori, ma anche gente comune, dalle pastoie della dittatura burocratica e parlamentare corrotta e corruttrice che già iniziava ad opprimere il nostro paese. Per altri rappresentava l’unico baluardo contro il golpe comunista in atto in quel frangente. Ed eccolo qui, ai tempi nostri, dopo vent’anni di mal governo, trasformato in una macchietta.

Forse per delirio di onnipotenza, forse perché la situazione gli è sfuggita di mano, dopo aver imbottito il parlamento di riciclati socialisti o democristiani di dubbia moralità, personaggi squallidi, o persone che svolgevano per lui servizi di tutt’altra natura nella vita privata, mandati a Montecitorio con il solo scopo di farlo governare a sua totale discrezione.

Come fantocci avrebbero agito secondo i suoi ordini, nello stile di un qualsiasi paese sud-americano degli anni 70.

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