Renzi,Vanity Fair

renzi-cover-620x3501-432x243 Dopo vent’anni passati a parlare di Berlusconi ora occorre parlare di Renzi, un po’ perché è il piatto del giorno, un po’ perché  fa di tutto, affinchè si parli di lui. Dopo la comparsata dalla de Filippi col giubbotto alla Fonzie, lo vediamo sulla copertina di Vanity Fair, giornale diretto da Gad Lerner, gran frequentatore di potenti: lo ricordiamo sull’elicottero di Gianni Agnelli, sulla barca di Carlo De Benedetti e sul pullman di Prodi, che gli fruttò la direzione del Tg 1. Il leader PD posa come un attore, del resto ogni suo atto sembra da set.

La segreteria si tiene a Firenze, i membri mangiano cibi griffati Eataly, certo li hanno pagati loro, ma il patron della società, Farinetti, pare finanzi la fondazione renziana e supponiamo non con i diciassette euro del panino, comunque, segreteria con spot, la prossima volta toccherà a Mc Donald’s. Si dirà: l’azienda è americana, dov’è il problema, visto che si parla di packed lunch, di job act, di civil partnership. Dal partito pesante, al partito- panino cool. Quando la segreteria parlerà del crac Monte Paschi, avremo lo spot di Algebris del finanziere Serra, altro sostenitore del sindaco, che disegnerà, come Ennio Doris, il cerchio di una banca intorno a te.

Poi il colpo di genio delle riunioni alle sette del mattino, come il primo Silvio, l’uomo del fare, “lavoro per salvare l’Italia”, anzi, non dormo. Però a quell’ora Giulio Andreotti aveva già assistito alla Messa e Remo Gaspari era al secondo comizio. Vanity and boria, ricordate” Fini chi”? Ora siamo al” Fassina chi?” Roba già vista con il” Craxi chi” di Occhetto. Con questa furia rottamatrice bisognerà fare ministro un minorenne. Ora, che Fassina sia un po’ sconosciuto è vero, che abbia idee retrò, pure, che abbia avuto il coraggio di rimanere bersaniano unico, assieme alla pensionata Cgil Carla Cantone, pure, ma una laurea alla Bocconi l’aveva presa e aveva perfino lavorato, anche se magari per poco.

Il nostro ottimo sindaco è passato da portaborse di Lapo Pistelli, a presidente della Provincia, a sindaco e infine a segretario del PD, valido cursus degli incarichi, ma zero job act. Vanity-boria-eiaculatio precox. Proprio non si tiene, non era ancora arrivata la Befana, il Parlamento  chiuso e il nostro ha annunciato la legge elettorale tra sette giorni, la riforma del mercato del lavoro tra un mese, le civil partnership tra due: un fiume in piena, senza argini, che anziché irrigare, rischia di allagare. Il governo deve fare, che cosa? Estendere l’articolo 18 a tutti?

Come dice il segretario Fiom, Landini, che spergiura di essere d’accordo con Renzi, o la legge elettorale? Quale delle tre, spagnola, francese, il sindaco d’Italia o mattarellum, già visto, ma rivisto? Occorre un lunch, con scarpe Tod’s, cyclette Tecnogym, Profumo Arrogance e ovviamente panino cool Eataly, foto vendute a Vanity Fair per gli affluents e a Gente per chi pensa che Berlusconi sia una vittima delle olgettine. Finirà che dopo il pasto, avremo il rimpasto e che i problemi italiani saranno risolti con la promozione di Delrio a ministro degli Interni, della Difesa( ma credo sia un obiettore), o della Giustizia. Competenza chi?

 

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