Renzi scompagina i giochi dei partiti

E’ bastato che Renzi, nel suo discorso di Verona, che ha segnato l’inizio della sua campagna per le primarie del Pd, si appellasse agli elettori delusi del Pdl, perché le cariatidi della sinistra, ma anche i vertici del centro destra, si inalberassero, al di là delle false lusinghe.

Sarebbe stato logico che, a preoccuparsi, fossero stati i politici del centro destra, di fronte al tentativo di pescare nel loro “bacino” elettorale, oggi particolarmente in crisi e disorientato. Invece a gridare allo scandalo sono stati anche i cosiddetti intellettuali della sinistra, come il filosofo Massimo Cacciari, che continuano a considerare l’elettorato del centro-destra impuro, in quanto “contaminato” dal berlusconismo.

A questo proposito, Luca Ricolfi, su “La Stampa” ha scritto: “Renzi è indigesto, non tanto alla base del suo partito, ma alla cultura di sinistra di matrice sessantottina. Qui sopravvive ancora l’idea che la politica sia una missione etica, che la sinistra rappresenti la parte migliore del Paese, che chi vota a destra sia mosso solo dall’interesse o dall’ignoranza. Renzi, invece, vede l’elettore di destra come una persona a tutti gli effetti e non come un’entità malsana, da neutralizzare, combattere o tutt’al più rieducare”.

Vi sono fra questi intellettuali da salotto, personaggi davvero decorativi, con una visione politica angusta e rigida, destinati a rimanere, politicamente, degli eterni sconfitti, ma tant’è. I cannoni, metaforicamente parlando, dei post comunisti hanno dunque iniziato a sparare bordate contro Renzi.

Patrizio Mecacci, segretario metropolitano del Pd di Firenze, ha dichiarato al Corriere della Sera: “Se Renzi vince le primarie non credo che l’appoggerò. Matteo le ha trasformate in una resa dei conti nel partito, creando fratture delle quali non si sentiva il bisogno”. Alla festa del Pd di Firenze, inoltre, una cinquantina di dipendenti del Comune hanno contestato Renzi per il mancato pagamento del salario accessorio, che il Sindaco di Firenze ha bloccato, in accordo con il ministero delle Finanze, ritenendolo illegittimo.

Le manifestazioni di ostilità verso Renzi, poste in essere soprattutto dall’ala sinistra del Pd, appaiono palesemente motivate: Renzi rappresenta, infatti, per alcuni, un outsider, che pretende di gareggiare con i capi della nomenclatura politica; capi che da decenni decidono le sorti dell’Italia e che non accettano di essere messi in discussione da un giovane che li sfida sul piano del merito. Una nomenclatura che si sente investita da una volontà suprema e immutabile, riconducibile alla tradizione e che considera la base degli iscritti e dei simpatizzanti una mandria di pecoroni da orientare solo in occasione delle consultazioni elettorali.

Vi sono infatti esponenti della nomenclatura politica, sia di sinistra come di destra, che sono contrari alle primarie nella scelta dei candidati e all’introduzione delle preferenze nel sistema elettorale: questi, spesso autoreferenziali, temono di essere giudicati dalla base degli iscritti o dagli elettori, in quanto consapevoli del loro scarso consenso personale e della limitatezza del lavoro legislativo svolto.

In particolare, ciò che spaventa il centro destra, è che l’affermazione di Renzi nelle primarie possa rappresentare l’emergere di una volontà di cambiamento dei vertici politici che potrebbe coinvolgere anche il Pdl, partito nel quale il candidato premier non si sceglie, essendo il capo uno ed uno solo.

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