Renzi ed il Dpef

renzi-vignetta-3 Niente tagli e niente tasse. Questa è la sintesi del documento di programmazione economica per i prossimi tre anni che il premier consegnerà in Europa. L’hashtag è interessante, il problema è sapere se è vero, come per molte delle twittate di Renzi. Le tasse sono aumentate di una frazione, toccando i massimi di sempre, se contabilizziamo gli 80 euro tra le uscite, come corretto, di fatto sono diminuite di una frazione, restando vicine ai massimi. Ora come spiegare il mistero delle due versioni, quella renziana che parla di 18 miliardi di tasse in meno (80 euro più diminuzione dell’Irap) e quella dei gufi che negano la diminuzione? Le tasse si sono trasferite, ma sono rimaste più o meno uguali. In primo luogo sono aumentate  sui patrimoni, dalla casa, sono triplicate arrivando a superare di molto i 20 miliardi di euro, poi sono saliti i prelievi sulle rendite finanziarie dal 12,5% al 26%, quelle sui fondi pensione dall’11% al 20%, come quelle sui tfr, con l’eccezione dei titoli di Stato e assimilati. Il governo anche in questo gioco è baro, riservando per sè condizioni di favore, rispetto al resto degli emittenti. Ora è chiaro che se le banche devono remunerare di più i loro obbligazionisti, si rivarranno sui loro clienti e depositanti e queste maggiori commissioni sono una tassa ulteriore, anche se non entra nel bilancio dello Stato, lo stesso vale per le utility, che erogano servizi, come luce, gas, acqua ecc…Poi l’imposta di bollo sui patrimoni è stata portata al 3 per mille e questa colpisce tutto, anche i titoli di Stato, colpisce inoltre non un guadagno, ma il patrimonio, sia che sia cresciuto, sia che sia sceso, sia grande, che piccolo. Per chi investe poi in fondi, siamo alla bizzarria,  non si possono compensare i guadagni e le perdite, se guadagni paghi subito, se perdi potrai compensare, ma con altri tipi d’ investimento. Nel documento è previsto l’aumento delle tasse di successione, ora al 4%, con una franchigia di un milione, che verrà ridotta a 200 o 300 mila euro per i discendenti in linea diretta, per gli altri la tassazione è già più alta. Può essere giusto spostare le tasse dal lavoro alla rendita, senza dimenticare di dire che i risparmi legittimamente accumulati sono già stati tassati e che il 3 per mille è un ulteriore balzello che non colpisce la rendita, ma il capitale e questo non aiuta i consumi, quindi la ripresa. Questa è la situazione ora, ma rimangono da rimuovere 16 miliardi di future tasse per il 2016, previste dalle clausole di salvaguardia imposte dall’Europa, cioè Iva al 25%, dal 22% e aumento delle accise. Dove si troveranno, se non si taglia la spesa? Nella mitica spending review, l’araba fenice che ci insegue dal governo Monti e che per ora ha prodotto solo la nomina di commissari, Bondi, Cottarelli e ora Perotti. Per il momento Dio, pardon Draghi, ci aiuta mantenendo artificialmente bassi i rendimenti obbligazionari, che consentono un risparmio di 6 miliardi di euro e facendo salire i mercati, dando un’ illusione di ricchezza e fornendo entrate fiscali, ma gli” schemi Ponzi”, per quanto belli, finiscono sempre male. Nel frattempo la spesa continua a salire, più 2,5% , con essa il debito e se non vuoi aumentare le tasse e non tagli le spese, non pareggi il bilancio e prima o poi, sei nei guai. Parliamo dei debiti certificati, non di quelli nascosti sotto il tappeto, in circolazione c’è una perdita potenziale per lo Stato di 37 miliardi di euro sui derivati e un buco potenzialmente molto più rilevante a carico degli Enti Locali, tra fuori bilancio, partecipate e projet finance, c’è chi lo stima in 200 miliardi, ma anche fosse molto meno, è sempre una bella cifra. Se non si taglia la spesa con l’accetta, dubito che ne verremo fuori bene e non è questione di gufi, ma di buon senso. La spesa ha superato gli 800 miliardi ed è il 52% del Pil. Per questo, pur speranzosi, temiamo che l’hashtag sia più verosimile, che veritiero.

1 comment for “Renzi ed il Dpef

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.