Renzi ed Anghela Merkel

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Non c’è che dire, Renzi è stato bravo, come sempre, a far sembrare verità l’apparenza. Il suo viaggio in Germania ha rialzato l’ indice di gradimento, nei bar si sente il tifo di chi le ha suonate alla Germania, anche se si trattava di un’ amichevole. Poiché abbiamo una scarsa propensione alla serietà, ci piace rifugiarci nell’apparenza di frasi roboanti: spezzeremo le reni alla Grecia e ora supereremo la Germania, come finì la prima avventura si sa, come finirà questa, vedremo. Certo lo stile guasconesco di Tartarino da Firenze è risuonato in Europa, risvegliando lo spirito calcistico e rendendo ancor più grigie e incolori le uscite degli ultimi premier Monti e Letta, ma ha raggiunto risultati? La risposta è semplice, quel poco che ci avrebbero dato comunque: no alla bad bank, ora tutti, compresa Banca d’Italia, scoprono che se c’è un crack bancario, rischiamo il caos, no sostanziale alla solidarietà sull’immigrazione, un po’ di flessibilità che serve a tutti, in particolare ai francesi. Flessibilità che si traduce nel fatto che paghiamo la Turchia perché non ci mandi profughi e che possiamo scomputare dal deficit i 2 miliardi di euro che ci costano gli immigrati. Insomma, possiamo fare ulteriori debiti, senza incorrere in sanzioni, si allunga la corda con cui ci impiccheranno alla prima crisi economica, che potrebbe non essere lontana. L’Italia non viene ammessa dove si decide, ma la Merkel, bontà sua, informerà il nostro premier. Poi in conferenza stampa Renzi ha giocato la carta della simpatia ripetendo, come un mantra: Anghela qui, Anghela là, ma la nostra non ha ricambiato. In Germania salgono i problemi e con essi la voglia di un’Europa del Nord, contemporaneamente cresce la diffidenza verso i Paesi mediterranei, che annunciano radicali riforme, mentre accade poco e il debito sale, a differenza di quanto previsto negli accordi. Renzi è stato brillante, ma non sono sicuro che inchioderemo i gufi sul bagnasciuga.

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