Renzi è un pericolo

Ci sono diversi tipi di politici, come diversi tipi di uomini. Ci sono i costruttori alla De Gasperi, i visionari alla Kennedy, molto più rischiosi, quelli che fanno uscire un paese dal pantano come Schroder in Germania e la lady di ferro in Inghilterra. Vi sono i profetici come Ghandi e Mandela, gli arruffapopoli come Chavez in Venezuela, i dittatori amati come Putin e quelli odiati come Maduro. Poi vi sono un mare di politici inutili e alcuni mediocri, come il francese Hollande. Esistono però anche politici che amano il rischio e giocano d’azzardo, avendo come unico orizzonte il proprio potere e la propria sopravvivenza. Uno di questi è Renzi, genio comunicativo, tattico superlativo, politico di grande istinto, di scarsa cultura e di immensa spregiudicatezza, condita da cattiveria. Sarebbe piaciuto al Machiavelli, ma i tempi sono cambiati e queste doti non bastano a cambiare verso al Paese, solo ad alcuni destini personali. Si potrebbe obiettare che si tratta di parole, non di fatti e allora fatti siano. Negli anni del renzismo, periodo che doveva durare il classico ventennio e che si è ridotto a tre soli anni, abbiamo avuto una forte crescita mondiale, i tassi ai minimi della storia, ulteriore flessibilità per 18 mld di euro. Ebbene la crescita non ha raggiunto l’1%, il deficit è rimasto oltre il 2%. Dovevamo raggiungere il pareggio, peraltro messo pure in Costituzione, si parla di portare il deficit all’1,2 e il debito è aumentato sia in rapporto al Pil, che in termini assoluti. Fin qui saremmo nella categoria dei politici dannosi, anche se i 18 mld sono stati spesi in bonus e mance, a seconda delle convenienze elettorali e nessuna seria riduzione di spesa è stata fatta, nè esiste un piano di investimenti, né un piano delle infrastrutture. Il ponte sullo stretto entra ed esce dal programma a seconda di dove si vota. Dove la politica renziana dell’azzardo rasenta l’incoscienza, è nel bloccare il governo in carica, impedendo di fatto la manovrina di rientro dai suoi debiti, di circa 3,5 mld, sia la grande manovra di autunno. Per quanto riguarda la prima in via di pubblicazione, le entrate sono a dir poco aleatorie: il miliardo e trecento atteso dall’anticipo iva è una previsione, non un dato certo,così come la rottamazione ulteriore delle cartelle esattoriali.Tralasciando che le politiche dei condoni, criticate in epoca berlusconiana, non hanno di certo aumentato la fedeltà fiscale, certificando di fatto la sconfitta dello Stato esattore, che vessa gli onesti e premia i “furbi,” mentre pretende di insegnare l’educazione civica nelle scuole. Infine l’aumento delle tasse sul gioco d’azzardo, con sua incentivazione, mentre si finanziano le coop sociali che combattono le ludopatie. Sapevamo che lo Stato era baro, ora sappiamo che è pure biscazziere. Altro che Stato leggero, altro che industria.5.0, altro che banda larga! Il nostro dice che questi mezzucci servono a evitare nuove tasse, ovviamente perché si vota. In questo quadro, il governo Gentiloni dovrà dimettersi prima della finanziaria di settembre, per la quale occorreranno 45 mld, 20 per portare all’1,2% il deficit e disinnescare l’aumento dell’Iva già previsto, 10 mld per le spese militari, la riduzione del cuneo e altre incombenze. Altri 3,3 mld per il contratto degli statali, i famosi 80 euro rivalutati a 85, al netto di emergenze vecchie e nuove e dei migranti, di cui nessuno sa veramente quanto costino complessivamente. Nel mentre, ferme le liberalizzazioni, i ponti crollano, da nord a sud e bloccate le privatizzazioni, nelle aziende pubbliche ha trovato rifugio la casta renziana, ma è in buona compagnia, il potere val bene un azzardo, figurati un debito. Il tutto mentre si avvicina la fine della politica espansiva della BCE. IL nostro pensa di vincere le elezioni e gioca appunto d’azzardo, se vince, vince lui e se perde, perdiamo tutti noi.

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