Renzi e l’equità

Tutto-come-previsto-Matteo-Renzi-al-Senato-fa-impazzire-Twitter Equità fu una delle prime parole d’ordine di Renzi, poi furono molte altre, un tweet al giorno toglie i problemi di torno. Eppure ancor oggi equità vo cercando. Bene gli ottanta euro, ma non per tutti, esclusi i poveracci, i disoccupati e i lavoratori autonomi, ma questi sono evasori, anche se molti hanno poco da evadere. Jobs act, tutele decrescenti, ma poca equità: gli statali hanno il vecchio articolo 18, quello degli anni 70, che prevede il reintegro anche se rubi, basta che il giudice decida che rubare valige o farsi timbrare il cartellino siano un danno da poco. I lavoratori privati, assunti prima del 2015, avranno l’articolo 18 versione Fornero, pochi reintegri, ma da 12 a 24 mesi di salario, indipendentemente dal servizio. Gli assunti dal 2015, il 18 versione Renzi, cioè niente, di fatto, reintegro e compensi economici di due mesi per anno di lavoro, con un tetto di 24 mensilità. Ora il mercato è più flessibile, ma meno equo, una norma dovrebbe valere per tutti, ma nel pubblico ci sono i concorsi, si obbietta, vero, ma che dire delle centinaia di migliaia di precari resi stabili senza alcun concorso nella scuola? Anche qui equità, qualità e meritocrazia vo cercando. Renzi dice che il jobs act è una rivoluzione copernicana, sarà, ma è lenta, per il momento interessa alcune centinaia di migliaia di persone, ogni anno entrano nel mondo del lavoro circa 800.000 persone, su oltre 22 milioni di lavoratori, anche ammesso che tutti siano soggetti alle nuove norme e ne dubitiamo, ci vorrà molto tempo per accorgersi della rivoluzione copernicana

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