Renzi e la fondazione Open

renzi-vignetta-4 Open, venite, è aperto, soprattutto se portate doni, tanti tintinnanti soldini, che servono per le fortune elettorali del premier Renzi, se fosse solo segretario del Pd, il flusso si fermerebbe subito. Open non è l’unica fondazione del mondo renziano, ma è la più importante, infatti è gestita dal “giglio magico” Lotti, Boschi e Carrai. Open, venite, è aperto, ma l’elenco dei sottoscrittori è solo parzialmente conosciuto, il tesoriere promette sempre di aprire, ma si accontenta di socchiudere, per ora sappiamo del solito Davide Serra e della Bat, gigante del tabacco. Il Fatto Quotidiano adombra provvedimenti favorevoli a quest’ultima, a danno della Philip Morris, che pure frequenta il cerchio renziano. E’ la mutazione della politica, siccome i partiti non contano nulla, vince chi ha i soldi. I soldi vanno verso il potere, per condizionarlo nel senso dei propri interessi, chi ha potere, ha soldi. In un mondo di leader individuali, i leader hanno il potere e quindi il denaro, con buona pace di chi frigge salamelle nei festival dell’Unità, non è Renzi che ha bisogno del Pd, ma l’opposto. Del resto Obama i suoi finanziatori li nomina ambasciatori, Renzi li nomina nei Cda delle imprese di Stato, pertanto oggi per capire la politica vale il motto “chercez l’argent”e quando si cerca il denaro, è difficile trovare Open, cioè aperto, a meno di non portare doni.

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