Renzi ducetto?

renzi-fascista-mussolini-balilla-560274 Leggere su Milano Finanza l’editoriale di Panerai che parla di Rinascimento italiano, paragonando Renzi a Lorenzo De Medici, fa sorridere, anche se ci sarebbe da piangere. Panerai è un valente giornalista, ma tanta smaccata paraculaggine non si spiega né con l’essere fiorentino, né con il tifare Fiorentina. Si spiega, come per molti giornali, col fatto che lo Stato in Italia, invece di vigilare sul mercato, se ne occupa in prima persona e ciò condiziona tutti gli operatori economici, compresi gli editori. Detto di una soporifera atmosfera da minculpop, altrettanto esagerato ci pare l’allarme lanciato da noti editorialisti, sponda Corriere, che paragonano  Renzi a Mussolini. Certo il fiorentino ha in mente una democrazia leaderistica, non certo parlamentare, un’americanata in cui il premier è tutto, senza i contrappesi parlamentari americani, lui si vede come un Obama, senza quei rompicoglioni del Senato e della Camera, il primo in via di abolizione, la seconda in via di castrazione, con una legge elettorale tagliata su misura per il Matteo Nazionale. Niente dittatura quindi, ma furbizia e fortuna, come quella di avere come avversari a destra Salvini e a sinistra Grillo e Landini, con questo schieramento il nostro è l’unico in grado di aspirare al governo. Il partito Unico, o della Nazione, lo formano le alternative presenti e assenti. Per quanto sputtanato, il centrodestra francese esiste e la Le Pen non ha preso neppure un dipartimento. Poiché il centrodestra italiano non esiste, la rappresentanza politica di quei mondi è affidata a Renzi, sarà pure culo, ma è così. Se non c’ è dittatura, ma un eccesso di conformismo, non vi è neppure il Rinascimento, semmai un timido riformismo, più annunciato che realizzato, ma grazie a Draghi la congiuntura volge al positivo e anche questo, chiamalo culo, se vuoi, ma c’è. Poi se agli italiani è piaciuto per vent’anni Berlusconi, perché non dovrebbe piacere Renzi, che ne incarna la versione moderna, pragmatica, cioè senza dogmi, né idee fisse. Del resto giganti al governo non ne abbiamo visti molti, non ci pare che la Boschi sia inferiore alla Carfagna, né che Padoan sia più modesto di Siniscalco o Saccomanni. Per il resto i poteri che contano comandano ora come allora, anzi adesso c’è più chiarezza: Confindustria e Legacoop sono direttamente al governo con la Guidi e Poletti, chiamalo pragmatismo,se vuoi, anche Obama si fa suggerire i ministri dalle banche. Mancano quelli che Holland chiama gli sdentati, cioè i poveri, ma al governo non ci sono mai andati, poi non avrebbero neppure l’abito adatto e, secondo la filosofia di Alessandra Moretti, non vanno neppure dall’estetista.

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