Renzi De Benedetti un grumo di potere

 Ci vuole una grande pazienza per sopportare l’ ipocrisia del Pd renziano e del sistema di potere che lo supporta, non per le cose che fanno, ma per quel tono di superiorità morale che traspare dai loro gesti e dalle loro parole. Ultimo esempio la telefonata intercettata tra Carlo De Benedetti, tessera numero uno del Pd e Balengo, Ad di Intermonte Sim, la società che funge da agente di borsa dell’ ingegnere. In questa intercettazione il Balengo dice che sarebbe un buon affare comprare azioni delle banche popolari se il governo farà il decreto di riforma, la risposta di De Benedetti è chiara :”passa( il decreto sulle Popolari ndr), ho parlato con Renzi ieri, passa” Non ci permetteremo di dire che vi è un reato di insider trading, Consob e procura di Roma hanno prontamente archiviato, possiamo però pensare che se si fosse trattato di Berlusconi o della Raggi, le cose sarebbero andate diversamente. Agli avversari giustamente non si fanno sconti, anche riguardo alle frequentazioni, allora bisogna dire che la frequentazione di De Benedetti è discutibile. Il personaggio è passato indenne attraverso vari scandali, ma restando ai tempi attuali, non si può non rimarcare che il tesserato modello del Pd ha la residenza in Svizzera, che la sua società, Sorgenia, è finita in mano alle banche con un buco di 2 miliardi di euro, di cui 600 in capo a Mps, poi salvata coi soldi anche di noi poveri idioti che non votiamo Pd e non compriamo Repubblica. Infine nessuno ricorda la condanna in primo grado a cinque anni e mezzo per l’ amianto alla Olivetti. Ovviamente, della telefonata Repubblica non ha scritto una riga, il che ci permette di pensare che De Benedetti possa continuare a sdottoreggiare di politica, proprio grazie al controllo societario del più grande gruppo editoriale cartaceo e che questo potere gli consenta di godere di un occhio di riguardo da parte dei politici del Pd, a cui spesso i suoi giornali, anche a livello locale, dettano la linea. Renzi si lamenta dell’ accanimento verso la Boschi e verso di lui, fino ad attaccarlo per i sacchetti di plastica riciclabile, avrebbe ragione se non fosse che, come dice Bersani, ci sono intorno a lui troppi interessi in troppi pochi chilometri. La signora che produce, mi pare,  il materiale per i sacchetti è libera di frequentare la Leopolda, magari pure di finanziare le fondazioni renziane, ma se l’ex premier la nomina presidente di Terna, una importante azienda pubblica, ognuno è libero di pensare che ci sia un conflitto di interesse. Se Renzi nomina, alle FS, Ad Mazzoncini, ex Ad di Ataf Firenze e consiglieri la leopoldina Simonetta Giordani e l’avvocato Lovadina, socio dello studio legale in cui operava il tesoriere del Pd Bonifazi e dove lavora il fratello della Boschi, mentre un altro socio dello studio viene nominato nella fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, uno può pensare che ci siano troppe cose in troppi pochi chilometri? Se poi tra gli amministratori della fondazione renziana Open troviamo Carrai, nominato presidente degli Aereoporti di Firenze e Alberto Bianchi,presidente della stessa, nominato consigliere Enel e con un incarichi professionali in Consip, cosa dobbiamo pensare? Ovviamente che è bravo e fortunato e che noi siamo un po’ pirla. Infine che dire del fatto che la Commissione parlamentare d’indagine sulle banche, dominata dal Pd, non abbia voluto rendere pubblici gli elenchi dei debitori insolventi di Mps, tra cui numerose coop? Va tutto come al solito, gli altri saranno anche peggiori, ma almeno non rompono con la presunta superiorità morale. Nel mentre che il gruppo editoriale del cittadino svizzero De Benedetti continua a scegliere le verità che possiamo o dobbiamo conoscere, noi siamo liberi di pensare che quel grumo di troppe cose in troppi pochi chilometri, debba andarsene a casa prima possibile.

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