Renzi. Altrimenti ci arrabbiamo

10_3Stretto tra la morsa di Letta e di Napolitano, che lo obbligano a sostenere il governo, anche ingoiando il rospo Cancellieri, consapevole che re Giorgio è Presidente della Repubblica, premier e soprattutto segretario del Pd, Renzi ha deciso di giocare duro. Attaccando il governo, al grido di “o Letta fa quello che gli dice il PD, altrimenti ci arrabbiamo”. Ora abbiamo chiaro che Renzi è Bud Spencer, meno chiaro è chi sia Terence Hill.

Matteo Ricchetti è biondo e ha il fisico giusto, ma siccome dei due, Hill è la mente, dovrebbe essere Delrio, anche se non ha il fisico.  Questo appare una sorta di ruggito del topo, per diverse ragioni: il Pd è l’asse portante del governo, soprattutto dopo la ritirata di Berlusconi, ma non è autosufficiente. I deputati del Pd, prevalentemente di fede bersaniana, temono per il loro futuro, guardano con sospetto l’avanzare dei renziani, spaventati dai loro occhi famelici e soprattutto vedono il carro del vincitore carico come un tram di Calcutta.

Dove c’è di tutto, il tacco dodici della Lotti, la Carfagna renziana, ma anche i due storici avversari campani, Bassolino e De Luca, il senatore Latorre, assieme ad un corteo di vecchi arnesi, da cui si è sfilato per dignità Romano Prodi. Così, imperturbabile, re Giorgio punta a traghettare il giovane Letta verso il 2015, se poi riuscisse a fare anche qualche cosa, potrebbe tentare di bruciare sul traguardo il fiorentino. Certo Renzi-Spencer darà spallate, ma sulla porta del Quirinale si è rotto le ossa pure il Cavaliere, che dice che ci fu una trattativa per salvargli il sedere, come si sono scornati i giudici, che sostenevano essere esistita una trattativa Stato-mafia.

 

 

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