Regia politica di un governo tecnico

don quixote Ma di quali tecnici si sta cianciando? Di norma questi tecnici dovrebbero essere bravi, soprattutto, a far di conto, ma ogni giorno che passa si evince che dietro di loro vi è una regia politica ben precisa. Dietro quest’aria un po’ mesta, da prete di campagna, del Presidente del Consiglio, Mario Monti, vi è, a mio avviso, un suggeritore politico abile. Lo si è cominciato a capire già durante la visita di Monti a Reggio Emilia, il 7 gennaio scorso, in occasione dell’anniversario del Primo Tricolore, quando il Presidente ha riutilizzato, a suo vantaggio, uno slogan coniato da Berlusconi, quello delle mani nelle tasche degli italiani, ricordandoche anche gli evasori e non solo i Governi mettono le mani nelle tasche dei contribuenti: ciò in quanto il mancato introito dello Stato, a causa dell’evasione, costringe lo stesso, per garantire i servizi pubblici, a mantenere alto il prelievo fiscale e quindi, di fatto, i cittadini corretti si trovano a pagare anche per gli evasori.

Lo scopo di questo escamotage dialettico era duplice: da un lato dimostrare che prima di lui vi è stato un Governo che non ha inasprito il prelievo fiscale diretto, ma lo ha fatto indirettamente, chiudendo gli occhi sull’evasione fiscale; dall’altro presentarsi come un cavaliere indefesso, senza macchia e senza paura, che combatte senza alcuna tolleranza l’evasione fiscale. Tant’è che il suo Sancho Panza, alias il Sottosegretario, Antonio Catricalà, in occasione della trasmissione televisiva “Porta a Porta”, andata in onda il giorno dopo la missione di Monti a Reggio Emilia, ha ripreso il concetto ricorrendo ad una iperbole: “nessuna pietà per gli evasori”, ha dichiarato.

Poco importa il fatto che il precedente Governo Berlusconi abbia fatto la sua parte nell’azione di contrasto all’evasione fiscale, recuperando miliardi di euro evasi od elusi: l’importante è fare effetto e dimostrare di essere diverso rispetto al passato. Lo stesso discorso vale per il fenomeno della corruzione: Monti, nel discorso tenuto a Reggio Emilia, ha teso a presentarsi come il capo di un Governo che, a differenza del passato, ha iniziato una battaglia senza quartiere contro i corrotti; peccato che pochi giorni dopo gli sono scoppiati fra le mani i casi del Sottosegretario, Carlo Malinconico e del Ministro, Filippo Patroni Griffi.

A conferma della regia politica che presiede all’operato del Governo dei tecnici, due giorni dopo la sua visita a Reggio Emilia, il Presidente del Consiglio Monti, incontrando la premier tedesca, Angela Merkel, ha dichiarato: “l’Italia non è più infetta, non rappresenta più un pericolo per l’Europa”. Questa dichiarazione può apparire ai più spontanea, ma in realtà obbedisce, anch’essa, ad una precisa regia politica e di comunicazione. Lo scopo è duplice: da un lato sottolineare che prima del suo Governo l’Italia era malata, addirittura infetta, ma che dopo la sua venuta è finalmente guarita; dall’altro cercare di giustificare la cura di cavallo che il suo Governo ha imposto all’Italia. Se infatti un malato è grave è giustificabile il fatto che si ricorra ad una cura pesante per consentirne la sopravvivenza.

Monti, incontrando Angela Merkel a Berlino, si è proposto da un lato, di accreditarsi non più come un tecnico, chiamato a gestire una situazione economica di emergenza, ma come un politico di levatura internazionale, e dall’altro di presentarsi come il salvatore dell’Italia. Peccato che lo spread continui a rimanere alto, i mercati finanziari sostanzialmente statici e lo sviluppo economico una chimera. Magri, oltretutto, sono stati i risultati scaturiti dall’incontro con Merkel: quest’ultima, infatti, prima rideva di Berlusconi, oggi si limita a complimentarsi con Monti per la stangata data agli Italiani. Merkel ha detto ben poco, però, sul Fondo salva Stati e sul nuovo ruolo attivo che dovrebbe assumere la Bce ed è addirittura incorsa in una clamorosa gaffe politica: prima ha dichiarato di essere favorevole all’introduzione, nella normativa europea della Tobin tax, ossia la tassa sulle transazioni finanziarie, attraverso le quali transita quella speculazione incontrollata che tanta responsabilità ha sull’attuale crisi economica, ma poi, dopo le proteste delle banche e dei gruppi finanziari tedeschi, si è rimangiata tutto, affermando di avere espresso un parere favorevole, ma solo a titolo personale. Con una statista di tale livello c’ è poco da stare tranquilli.

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